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giovedì 27 novembre 2008

lezioni di volo

gli anni passano e l'asprezza di francesca rimane il marchio di fabbrica che la contraddistingue: i difetti non andranno mai via, lei e' fatta cosi'. questo l'ho riscoperto tardi perche' quando usci' abbracciavo koala; dal trailer potrebbe sembrare una stronzata pazzesca da parte di chi non ha nulla da dire, ma sotto la scorza croccante del medici senza frontiere + governi di destra taglia fondi = c'e' del caloroso e morbido. gli "attori" fanno cacare e non sono azzecati come in passato, ma vuoi per gli anni, vuoi perche' se il ferro e' freddo e' inutile batterlo, alcune zeccaggini sono state accantonate in favore di una centralita' dell'amore rispetto al sociale, anzi: dell'AMORE rispetto al sociale. parla sempre (e solo) di crescita degli adolescenti in seguito a sofferenze e dolori (cosi' apprendono grandi lezioni di vita), ma non fresa le ovaie piu' del dovuto. oppure quando lo fa sembra piu' idealista che ideologica. oppure, se non e' vero ed ho scritto una cazzata perche' lei e' stupidamente ideologica, va comunque bene perche' sicuramente francesca archibugi non calpesta le aiuole, ricicla la monnezza ed e' buona come il pane. scommetto che se la investi per strada e' lei a scusarsi per averti abbozzato la macchina e per non aver preso un bus. ed io, se lei in questo momento ci stara' leggendo, oltre a salutarla perche' in questo momento ci stara' guardando, la penso per nulla risentita bensi' sorridente e partecipe, con quella ruga che si forma sul naso quando si sorride, mentre pensa "che discolacci!", per poi chiamare la sua amica e ricordarle della colletta per emergency o del gommone per quel sit-in per greenpeace.

martedì 25 novembre 2008

con gli occhi chiusi

le storie tristi e dei tempi andati riescono meglio a pupi avati, dovevano assegnarlo a lui questo film, o in alternativa a un virzi' (infinitamente piu' talentuoso di lei nella gestione dei tempi comici, delle caratterizzazioni e dei momenti RIDERE).

domenica 23 novembre 2008

l'albero delle pere


i difetti "storici" di francesca archibugi sono:
  1. indulgenza tipica delle zecche nei confronti dei parassiti/merde
  2. parla sempre e solo della crescita attraverso la sofferenza (nascono tutti stupidi/superficiali = la vita prende a schiaffi = cambiamo = dopo la sofferenza siamo migliori)
  3. regia e gestione dei tempi comici amatoriale (non sfrutta mai a dovere il potenziale)
  4. incredibili lacune di sceneggiatura (ogni tanto dovrebbe lasciar perdere le sue amiche, le basterebbe chiamare qualche maschio "lontano" da lei che le mostri altre angolature)
gli ultimi 2 difetti non sono sgradevoli: servono a renderla piu' "umana" e "sincera", ma non chiedetemi perche'. il secondo e' il classico pregio/difetto che caratterizza la sua esistenza, pero' dopo un po' d'anni posso dire che credo sia pacifico? cosa? be', che si rompa un attimo i coglioni. il primo difetto, invece, e' davvero fastidioso, anche se non lo palesa spesso. questo film visto con gli occhi "adulti" sottoscrive, conferma e "accende" tutti i suoi difetti, ma il tempo non ha mutato la partecipazione avuta durante la visione scolastico-adolescente, anzi. allora sara' perche' come tutte le donne e' furba e per ottenere quel che vuole non si fa scrupolo di ricorrere a mezzucci (la pizza bianca, il sietto, il pandino, la vespa, le fughe da scuola, i genitori che divorziano e no: ci ripensano, il dopo-scuola, le magliette con lo smile, le prime connessioni internet, le scarpe da ginnastica, le gomme masticate sempre a boccaperta, l'apparecchio ai denti) e tocca "le corde" giuste, sara' perche' ti amo (che confusione), ma nonostante tutto il suo buonismo e la sua SPERANZA per il futuro continua a piacermi. guardi, riguardi, ti accorgi dei mezzucci e pensi "non fa niente, io la perdono" perche' rintracci qualcosa: non so come chiamarlo, forse e' lo spirito da crocerossina piuttosto che da madre teresa ruta, forse sono solo io che di tanto in tanto ho bisogno di bonta' ("non si vive di solo pane", dice qualcuno; "non si vive di solo harry callahan", dico io), sta di fatto che lei e' BUONA, fatta di sangue e lacrime e allora le si perdona tutto.

mercoledì 19 novembre 2008

verso sera

archibugi = manowar.
e' inversamente proporzionale l'attenzione della scena verso i manowar rispetto alla qualita'dei loro dischi: incidevano dischi da paura e non se li filava nessuno, iniziavano la fase decadente su disco e diventavano i fari di una scena musicale letteralmente agonizzante. per francesca archibugi e' lo stesso: ad inizio carriera riceveva attenzione/premi su premi girando stronzate e man mano che la qualita' dei film aumentava, sfioriva "il momento", diventava una qualunque e ora non se la caga nessuno.
francesca sembra una maestrina uscita dalle magistrali, con una forte attenzione per il sociale e con una spiccata indole da crocerossina. in quella stronzatina del debutto affrontava il tema della crescita (come sempre), in questa verbosa e colossale rottura di coglioni il tema e' futurista e mai affrontato dal cinema italiano: contrapposizione tra vecchi comunisti ideologici nonche' genitori tutti d'un pezzo/d'un'altra epoca vs. giovani tardo-adolescenti idealisti in pieno spleen ormonale (immagino vi starete leccando i baffi: non avete mai sentito parlare di film del genere). anche il pelato livornese parla di queste cose, solo che a differenza di virzi' (che a me fa comunque venire le mestruazioni) il tutto non e' in chiave ironica: francesca e' verbosa, accademica, sempre con molte parole di troppo e (di tanto in tanto) con quella fastidiosissima abitudine da zecche: credersi superiori, dare per scontato che in quanto comunisti si e' intellettuali, mentre "a destra" non leggono mai libri.
infatti, questo "film" e' una colossale merda e la si giustifica sol perche' e' la sua seconda prova (che e' come i soliti secondi dischi pacco). fortunatamente lei e' come il vino e col tempo migliora.

lunedì 17 novembre 2008

il grande cocomero


un classico. girato in piazzetta a san lorenzo, vanno nella pizzeria di zietto a prendere la pizza appena sfornata a 1000 lire al metro quadro, girano col sietto, fanno le gite con vista sul lago e pippi (con la scusa dell'epilessia) vomita sborra. un classico.

martedì 11 novembre 2008

mignon e' partita

il tempo delle mele cotte. la cosa piu' bella del film e' la locandina, ma se si paragona questa roba con i film di adolescenti usciti negli ultimi anni (come te neffuno mai, 3 metri sotto a un treno, scusa ma ti trombo amore, donnie darko) allora di david a francesca dovrebbero darne altri settantaquattro.