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mercoledì 19 giugno 2013

breaking bad


non so come mai io abbia tenuto per 2 anni la bozza di breaking bad, boh, forse perché me l'ero persa a pagina 3. comunque sia: è il miglior telefilm degli ultimi anni perché combina alla perfezione nerdismi vari (chimica for dummies, adolescenti e droga) con l'intrattenimento on the road (nonostante il protagonista insegni chimica è un figo della madonna tipo fox mulder in x-files o, stesso ruolo but different location, californication) e la capacità di far ridere veramente, non con le stronzate da sit-com medio-tedio tipo big bang theory e altre cose sorpassatissime per via delle risate fittizie, il pubblico presente alle registrazioni delle puntate in "diretta", gli applausi finti durante la puntata, gli "oooohhhh!" e roba che puzza tanto di anni '80. quel genere di cose hanno detto tutto negli anni '70 (alcuni a volte li dimenticano, ma c'erano dei telefilm fantastici!) e '80; proprio a voler stringere si può arrivare agli anni '90 ed i primi anni duemila con friends, che a mio modo di vedere ha sancito la FINE delle sit-com del secondo millennio. nel terzo millennio i telefilm non sono più stupidi, così come lo poteva essere miami vice, sono cervellotici, intricatissimi, con una componente psycho anche nelle commedie rosa (il che è tutto dire, una volta sarebbe stato impossibile), in una parola: sono molto più vicini al cinema che in passato, anzi a spesso e volentieri anche migliori del cinema vero e proprio.
breaking bad quindi è uno di quei telefilm che rappresenta l'inizio del nostro millennio e forse lo è più di lost, che negli anni '60 in america sarebbe potuto tranquillamente esistere (invece questo assolutamente NO), specie se si pensa che in quegli anni, ma forse ancor di più nel decennio precedente, nel mondo c'era il boom della fantascienza e realtà parallele praticamente ovunque (al cinema, ma anche su carta: chi ha pensato a urania?).
è vero che breaking bad non potrà mai essere quello che è stato CSI per i telefilm del terzo millennio (CSI = big bang), nonostante ciò rappresenta in modo migliore questi anni: siamo tutti un po' psycho se si presenta l'occasione, ma soprattutto: l'assunto che i soldi giustificano qualsiasi cosa ed hanno completamente sdoganato concetti come dignità, integrità, rispettabilità e reputazione è ormai dato per assodato in tutte le latitudini e longitudini del globo, quindi essendo tutti asserviti al dio denaro possiamo fare qualsiasi cosa ed avere comunque, in ogni caso, una ragione per stare dalla parte dei giusti (tengo famiglia goes on).
per il resto, le etichette dicono tutto quel che c'è da sapere riguardo gli argomenti trattati nella serie, che naturalmente consiglio a mani basse a chiunque (NOTA DAL FUTURO: scrivo due anni nel futuro per dire che so benissimo che ormai tutti conoscono questa serie, ma non mi andava di cancellare qualcosa del passato perché non credo sia saggio interferire con quello che è accaduto nel passato, ritorno al futuro mi ha insegnato qualcosa). 

martedì 4 giugno 2013

the master


è un passo indietro rispetto al capolavoro there will be blood, uscito da noi come il petroliere e liberamente ispirato al libro "oil!" di upton sinclair (l'autore de la giungla, che vi raccomando più di oil). le pregevoli prove attoriali offerte da joaquin phoenix e philip seymour hoffman tendono ad essere fuorvianti, a far rimanere a bocca aperta distogliendo l'attenzione dal nocciolo: l'impianto narrativo è lento e nella seconda metà alcune lungaggini, complice anche l'assenza di svolte o colpi di scena, tendono a portare altrove lo spettatore, messo a dura prova da una narrazione altalenante che non affonda né in scientology né sui reduci di guerra e relativi disturbi né sul bisogno umano di una guida né sul rapporto morboso che si viene a creare tra predicatore e discepolo. certo, mi rendo conto che improntare il film interamente su scientology (il laido paglierino interpreta il guru della setta "the cause") avrebbe ridotto il tutto a cinema d'inchiesta, quindi affondando i piedi nella realtà e nella cronaca forse si sarebbe persa l'inquietante sfaccettatura del personaggio di phoenix e molto altro; invece, il dire e non dire lascia lo spettatore nel suo brodo dando il campo a varie interpretazioni. probabilmente anderson ha fatto la scelta migliore ed una risposta non ci sarà mai data l'impossibilità di una contro-prova, ma data la pesantezza della proposta e soprattutto della sua resa continuo ad avere quest'impressione.
paul thomas anderson, il regista, continua a mostrarsi grande direttore d'orchestra: lascia ampio spazio agli attori, che possono sfoderare tutto il loro talento, soprattutto phoenix dato che è l'unico personaggio cerebrale (ci tornerò poi), continua ad illuminare gli occhi grazie ad una fotografia rimarchevole, però, allo stesso modo, nonostante passino gli anni ed i film (boogie nights, magnolia, quella stronzata di ubriaco d'amore ed il già citato petroliere), continua a dirigere film narrativamente pachidermici e che necessitano di notevole sforzo. questo non vuol dire che da un momento all'altro dovrebbe spuntare ben stiller intento a scorreggiare e cameron diaz con un cabaret intenta a gridare: "chi vuole questi cheeeeeeseburger???": vuol banalmente dire che si possono comunicare le stesse cose negli stessi film risultando meno contorto, questo perché fare dell'arte non vuol dire essere per forza arzigogolati e complessi. ma non credo che con gli anni migliorerà la cosa, anzi.
infine sugli attori e sul ruolo cerebrale di phoenix: ho letto che il personaggio di joaquin è animalesco, materiale e non cerebrale, mentre il personaggio di p.s. hoffman sarebbe cerebrale dato che interpreta un intellettuale scrittore filosofo fisico nucleare predicatore saggio. chi lo ha fatto, sbaglia: in realtà, è esatto il contrario. anche in questo film, così come nel precedente, c'è il ruolo del figlio di giuda, cioè dell'impostore: questi sarebbe il biondo grassone. la sua è tutta menzogna, è una messa in scena, dunque di "profondo" non v'è nulla dietro il suo personaggio, dato che questi finge tutto quanto e lo fa perché in questo modo può evitare di lavorare (predica e basta) e soprattutto di bere, ballare, cantare, ubriacarsi e scopare a destra e a manca (la moglie se ne lamenta). phoenix invece è letteralmente devastato dalla profondità del suo personaggio, perché è un vero reduce di guerra, con un'infanzia tormentata (incesto), col rimorso per l'amore (l'ha lasciata, se ne è pentito, ha detto che tornerà da lei ma non lo fa), eccetera. il personaggio che ha sfaccettature, che ha realmente qualcosa da dire, che soffre e che rappresenta la condizione umana è uno; l'altro è fumo negli occhi e stop.

martedì 28 maggio 2013

fire with fire


stupisce la presenza di bruce willis; è vero che così come morgan freeman accetta qualsiasi scrittura purché paghino, però di solito bruce sceglie progetti importanti, dal grosso budget, invece questa volta fa da comprimario ad una stronzata thriller coi nazisti che poteva andare bene al limite negli anni '90, ma non oggi. il budget è basso, gli effetti speciali quando crollano le palazzine per gli incendi, il protagonista è un vigile del fuoco, suscitano il riso involontario. la trama è impostata di default su wikipedia alla sezione "thriller americano standard", per cui non credo sia necessario apporre ulteriori commenti.

venerdì 24 maggio 2013

effetti collaterali


steven soderbergh è bravo e astuto: sa che channing tatum non vale molto più di nulla ed in un film del genere (thriller, lui agente di borsa del lato oscuro) risulta credibile così come uno scilipoti in politica, quindi lo fa morire dopo una ventina di minuti, contribuendo a rendere più credibile il film. jude law può tenere in piedi un film del genere, il ballerino no.
il soggetto è tumultuoso, la storia ha parecchie svolte narrative e colpi di scena e ci si scopre sinceramente ammirati durante la visione, però alcune delle caratteristiche precipue di steven sono dei veri e propri difetti: a volte, nonostante la regia rigida, si concede scelte da chi vuole darsi un tono piuttosto che mettersi al servizio dello spettatore; lui ci tiene sempre a fare bella figura, ci tiene ad essere protagonista, non si fa da parte. per come vedo io il cinema, questo è un difetto perché si sconfina dalle parti della maniera, dell'accademia. ad esempio, per rimanre nel film d'autore e per darsi arie, evita di sconfinare nel thriller seriale anni '90 dando più ritmo al film ed usando la musica come supporto al film: certo, avrebbe creato un prodotto di genere, più "umile", mica no, ma almeno non avrebbe annoiato. l'incedere del film, nonostante il soggetto potente, è fiacco, lento, ed in sala gli spettatori tendono a prender sonno (a me è capitato prima della metà del film, alle prime avvisaglie dei volatili per diabetici di jude law): certi han proprio dormito, ronfavano. è vero che la storia era potente ed i colpi di scena non mancavano, ma steven ha scelto con cognizione di causa di evitare un crescendo per la suspence, evitando d'arrivare al climax, evitando il TA-DAAN!, evitando il rullo di tamburi, e questo trovo sia davvero un difetto, perché lui era sempre lì a sbattere in faccia: sì, sono io che ho deciso di non far montare la panna come si deve né di farla smontare. oltre a ciò, il difetto più grande e credo sinceramente poco opinabile è il finale: definirlo sbrigativo è dire poco, nel giro di pochissimi minuti si sistema tutto e amen. ed arrivare ad un finale di quel genere, sveltissimo, dopo ben DUE ore di film a tratti soporifero e senza aver fatto montare la suspence a dovere, anche con "trucchetti" del thriller di mestiere, contribuisce a rimanere insoddisfatti, quindi ci si rompe i coglioni (per chi li ha). ed è davvero un peccato, perché il soggetto era davvero portentoso, si toccavano tanti e tanti argomenti e si potevano sviscerare discussioni su discussioni. in sostanza, steven soderbergh è un vero coglione, e se dice di voler smettere col cinema limitarsi a farlo, perché il fatto che si sia "stancato di fare film" (come dicono i suoi amici) è qualcosa che si vede.
per ultima cosa, banalmente infastidisce perché davvero non tollerabile (non è plausibile, non è credibile) vedere i personaggi accogliere su di loro tutte le brutte cose che gli accadono col trasporto emotivo di una puttana negra con un cliente: il mondo gli cade addosso, e loro sembra stiano sorseggiando il tè, se son proprio adirati al massimo si concedono uno sguardo torvo, ma di più non fanno: poche minacce, assenza di parolacce, assenza di grida. questo accade perché il regista ha detto loro di non caricare troppo i ruoli, di rimanere più distaccati, asettici, così il prodotto risulta autoriale, di classe, eccetera. ma per un prodotto autoriale, di classe, che sia teso a sfoggiare maestria, be', bisognava chiamare roman polanski

mercoledì 22 maggio 2013

alyce


filmetto straight-to-video, il livello è amatoriale, la regia non esiste, la fotografia ahahah, gli attori sono impiegati con la passione per il cine giardinaggio. alyce inavvertitamente vede la morte, poi ci prende gusto ad ammazzare, ma il motivo non c'è: siamo dalle parti della noia, non dei mostri che ci portiamo dentro, non nella disperazione, non nella maschera alla amerycan psycho, niente, niente di tutto questo. e non siamo nemmeno dalle parti della violenza gratuita, niente, zero: una ad un certo punto inizia ad ammazzare sino a quando la fermano, lei però è stralunata e cade dalle nuvole quando la vogliono arrestare. madonna sanda.

martedì 30 aprile 2013

babycall





torna lisbeth salander e stavolta si mette a recitare, e devo dire che lo fa anche discretamente. per metà del film non si capisce bene se siamo dalle parti della storia di anna maria franzoni, o di chissà cos'altro, perché il film tende a mescolare un piano temporale, diciamo la realtà, ad un altro passato, ad un altro, è qui la "chicca", diciamo così, immaginato. l'idea di partenza non è affatto male, così poi dopo la visione ho fatto caso al nome del regista: infatti, è quello di naboer, film in italia inosservato, ma che consiglio; purtroppo l'idea non viene sviluppata decentemente ed il film è un po' troppo esile: fin quando non si capisce di che razza di film si tratta, il giochino regge, ma non appena l'arcano viene svelato il film si rivela esile ed il regista non riesce a tenerlo in piedi come si conviene, continuando a mantenere alta l'attenzione, anzi ad una certa non si aspetta nient'altro che la fine sperando che chi deve morire muoia al più presto, così la si fa finita. magari avere a disposizione un budget ridicolo avrà influito sul film, mica no, però inserire delle sottotrame ed anche il darsi da fare di più nella regia non avrebbe fatto male. diciamo.

venerdì 26 aprile 2013

...e ora parliamo di kevin

siamo dalle parti di bowling a columbine, elephant, haneke, anna maria franzoni ed erika & omar. a differenza di tutte quelle pellicole e registi, qui i fronzoli non ci sono o son quasi assenti, si bada al solito e non ci si dà arie, tranne che per la scena iniziale della tomatina a buñol, degna di un regista esordiente prodotto da mtv. il tema è quello che è, dunque si rischia spesso di risultare noiosi e pedanti, quindi è comprensibile la scelta della regista di usare due piani temporali col fine di diluire il tutto senza annoiare troppo, e la scelta è giusta.

giovedì 25 aprile 2013

il lato positivo


david o. russell dopo the fighter continua a parlare di persone distrutte da varie cose, droga, fama, alcool, affetti, dalla vita, solo che qui cambia alcune cose: non il finale, perché questi filmini carini finiscono sempre bene, ma l'involucro; il precedente era drammatico, le persone erano brutte e dicevano cose sgradevoli, non era gente con cui trascorrere volentieri il tempo insieme; questa è una commedia romantica e i due distrutti uniscono i pezzi per arrivare a stare bene. ho apprezzato l'onestà: david lo dice chiaro e tondo che c'è bisogno di positività, delle favolette e quindi di sognare, per questo getta dalla finestra hernest hemingway e william golding, ché lui ha speranza nel futuro e vuole stare (bene in salute) con la donna che ama. apprezzo l'onestà intellettuale, ma meno il risultato: alla fine, si inventassero quello che vogliono, si dessero tutti le arie che vogliono, ma questo è un filmetto con tante lucine e fiocchi d'orati in cui non avrebbero affatto sfigurato jennifer aniston e ben stiller, se mi seguite e capite a cosa voglio alludere; queli attori hanno già partecipato a pellicole di questo genere con tanto di risvolti psicologici, struttura e sfaccettatura, eccetera. nondimeno, de niro qui come al solito recita, per così dire, il ruolo del pagliaccio come in quelle cose tipo mi presenti i tuoi e ti presento i miei. si potrà parlare di autorialità, ci potrà essere tutta la voglia di normalità e cercare di sopravvivere in questo pazzo, pazzo mondo, ma stringi stringi è una rom-com strutturata discretamente e piena di cazzatine utili a digerire la cena. tra l'altro, questa roba starebbe perfettamente al suo agio all'interno di quella pagliacciata del sundance festival, mentre the fighter no. ciò nonostante, a patto di non sopravvalutare questa roba, mi sentirei di consigliarla a chiunque perché è, appunto, un'iniezione di positività (per chi ne avesse bisogno). bradley cooper, comunque, è quello che si è impegnato di più: si vede lontano un miglio che c'ha creduto parecchio; jennifer lawrence e gli altri anche, ma un po' meno. qualsiasi premio a chiunque in questa pellicola è regalato.

lunedì 22 aprile 2013

i bambini di cold rock


ho visto the tall man, il titolo originale, non sapendo che il regista fosse pascal laugier. "regista" che detesto, e considero mediocre, a tal punto da non aver la minima voglia di parlarne per demolirlo dettagliatamente; mi disgusta troppo, non ce la faccio proprio. se avessi saputo che il regista era quello di saint ange, l'esordio, e soprattutto martyrs non avrei guardato questa stupidaggine insulsa e ridicola, ed avrei fatto bene: avrei risparmiato tempo e soldi. dall'esordio ad oggi è cambiato, si è evoluto, ma purtroppo in peggio. nel primo film si mostrava ancora derivativo e poco personale, ma col secondo aveva dimostrato di bruciare le tappe per raggiungere le peggiori vette del mondo: quelle delle pretenziosità, ed infatti piace a tutti quegli imberbi che si atteggiano a novelli enrigo ghezzi arrivando ad usare nello scritto lemmi che solitamente non usano, perdendosi in panegirici utili solo a pavoneggiarsi, a darsi un tono.
questo cialtrone di un francese non è in grado di scrivere un film decente e nell'uso degli espedienti è pessimo: si faccia caso alla svolta, ovvero quando jessica biel si libera dal "tall man" mentre è legata alla sedia, per altro caduta per terra, dopo un intero gioco trascorso da sveglia per ritrovare il bambino, dopo aver fatto un terribile incidente con l'auto, aver preso botte, aver camminato per ore di notte nel bosco ed aver, come se non bastasse, subito da parte di un cane rabbioso dei morsi niente male. ed in un secondo, da terra, si libera: complimenti per l'espediente usato, denota grande ingegnosità.
un pregio il film lo ha: dopo poco, il tempo della fine del prologo, c'è una svolta notevole nella trama (non sto qui a scriverla, altrimenti rovino il film) che sulle prime fa pensare: "ah, però", ma è una svolta che suona talmente strana che ci si strugge pensando a dove dovrebbe andare a parare, non trovando alcuna giustificazione possibile che possa evitare il tonfo che il film lascia presagire, e così è: la svolta è ridicola, talmente discutibile a livello morale che, mentre jessica biel si giustifica, o mentre la ragazzina muta si spiega, non si può non mettersi a ridere AHAHAH in modo barbaro. e ciò accade perché in testa pascal ha un messaggio da dire e qualcosa da raccontare, e questo naturalmente è un bene, ma tende sempre a darsi molte arie, vuol farsi considerare un autore, e soprattutto non essendo in grado di sceneggiare il soggetto incappa in scelte risibili e amatoriali che si rivelano ridicole, sfociando nel comico-involontario. e ci si sente come quando, dopo aver passato la giornata ad insegnare, ci si imbatte negli studenti ritardati e, a volergli bene, si risponde ai loro genitori: "suo figlio è un po' ingenuo", ma sotto sotto ridi da morire e gli vorresti raccomandare l'anffas.
la grandezza di un regista, come di uno scrittore o altro, sta proprio in questo: differenziarsi dai mediocri che non sono in grado di imbastire una storia plausibile, usando espedienti adeguati col fine di rendere il tutto credibile. altrimenti non solo il concetto perde di potenza se le scelte narrative non sono plausibili, ma si rischia di sembrare dei ritardati, come pascal. 

martedì 25 dicembre 2012

vanilla sky

è brutto ed inutile. abre los ojos, apri gli occhi, è l'originale ed è bello ma non per quello. all'uscita de il sesto senso tutti gridavano al miracolo ed in quel periodo rispondevo dicendo che in realtà quello è un mezzo plagio di amenabar, cosa che a taluni suonava come minimo strana. la responsabilità era dello stesso amenabar: anni prima avevi diretto abre los ojos e va be', ma giusto un attimo dopo che l'indiano se ne era uscito con il sesto senso giravi the others... ovvio che l'attenzione l'attira l'indiano. naturalmente poi nel contratto di amenabar c'era scritto che tom cruise poteva sì fare il remake del suo abre los ojos per darsi arie, ma in cambio ad amenabar doveva essere prodotto un film hollywoodiano pronto a spalancargli le porte del cinema che conta (e come no...), con in aggiunta nicole kidman, all'epoca moglie di cruise, unica interprete del film ed intenta ad un assolo teatrale di 2 ore. oggi tutto questo è stato dimenticato, perché per fortuna questo filone è caduto nel dimenticatoio. e nel frattempo amenabar sta a palle all'aria in piscina nella mega villa. e cameron crowe, qui banale regista a comando, pure. 


apri gli occhi

vanilla sky

mercoledì 21 marzo 2012

the watcher


classico thriller che manca di thrilling ed e' bolso ed annoia. questo senza tener conto dell'escalation finale che tutt'al piu' suscita il sorriso.
james spader poliziotto sull'orlo di una crisi di nervi da' la caccia al mefistofelico serial killer keanu reeves (...) mai cosi' fuori ruolo; james deve scovare il serial killer, ma siccome ha i nervi a pezzi se li fa curare dalla psicologa marisa tomei (...) mai cosi' fuori ruolo. tutto questo in un film thriller mai cosi' fuori genere. dirgli 'straight-to-video' e' fargli un complimento.

mercoledì 29 febbraio 2012

millennium uomini che odiano le donne


certo che i nostri distributori sono proprio delle FAINE: la trilogia millennium (uomini che odiano le donne, la ragazza che giocava con il fuoco, la regina dei castelli di carta) da poco e' uscita al cinema, i libri sono stravenduti e da poco sono anche passati nella tv pubblica, fincher torna di nuovo al cinema con un remake americano di questa roba, come detto, a pochissimo dall'uscita... e quelle FAINE dei nostri distributori nemmeno cambiano il titolo. in america e' uscito col titolo la ragazza col dragone tatuato. usare quel titolo no, eh? magari continui a scrivere "millennium" da qualche parte, ma cristo: cambia il titolo. poi e' ovvio che nonostante sia migliore della versione svedese faccia fiasco.

venerdì 24 febbraio 2012

adam resurrected


non serve fare gli scribacchini e perdersi in stronzate quando la filmografia di paul schrader parla (tanto) per lui: tuta blu, hardcore, taxi driver, yakuza, american gigolo, toro scatenato, mishima, auto focus; cio' nonostante, anzi ribadendo ancora una volta che si e' dinanzi un mastodonte, dico che io paul schrader non lo seguo piu'.
gli ebrei al cinema hanno rotto i coglioni a tutti, anche alle zecche. paul schrader sara' intelligentissimo, pieno di amici interessanti (tutti molto artisti e con tantissimi progetti per la testa e dischi dipinti libri film pronti all'uscita), pero' guarda da un'altra parte mentre il mondo se ne va per i fatti suoi. certo, se i premi cinematografici li danno gli ebrei e se i distributori cinematografici piu' importanti sono ebrei magari e' tanticchia ovvio continuare a rompere i coglioni al mondo con certi film, ma le menti migliori del nostro mondo dovrebbero essere al di sopra di tutto questo, e non turarsi il naso perche' almeno cosi' lavorano (spero sia stata questa la motivazione: le bollette). si salva a tratti solo la prova di jeff goldblum.


adam resurrected

venerdì 21 ottobre 2011

soffocare


il 'problema' di soffocare non e' nella recitazione di sam rockwell, non e' nella produzione a basso budget, non e' nella regia (anche se...); il problema di soffocare e' solo uno: chuck palahniuk. scrive schifezze, pero' ha successo, quindi purtroppo poi ci fanno i film, ma lui sempre schifezze scrive.

soffocare DVD RIP

giovedì 6 ottobre 2011

the ward


andare a vedere un film di john carpenter al cinema e' commuovente a prescindere dal risultato. il "film" non c'e', e' quanto di piu' prevedibile possa esistere e se un regista senza nome all'esordio partorisse questa roba non verrebbe considerato da nessuno(*), se non per questa dote: pur se l'argomento e' trito e ritrito, riesce a mantenere alta la tensione ed a risultare credibile. per il resto, siccome e' una stronzatina innocua il tutto scivola via tranquillamente. carpenter (al suo posto avrei saggiamente interrotto la carriera piu' di qualche anno fa) gira film da 40 anni e naturalmente il meglio lo ha dato nei primi 20, tuttavia ci sono dei film girati nei secondi 20 anni che vien voglia di riguardare spesso (il seme della follia, fuga da los angeles, vampires), mentre questo qui non verra' guardato mai piu' da nessuno perche', nonostante "scivoli via" (asd, ma e' una coca cola ghiacciata? non dovrebb'essere un film?), non vale un cazzo.

questa e' la verita' su questo film. verita' che difficilmente troverete scritta tout court se perdete tempo a leggere i nerd che non crescono mai ed ancora perdono il tempo a sbrodolarsi per registi morti e sepolti, ma tranquilli: non dovete ringraziarmi.

* = session 9 e' bello, ma chi e' che considera brad anderson? non lo conosce neanche sua madre. ah, quel bel film non era il suo esordio, ma piu' o meno era il primo film a godere di una distribuzione degna di questo nome. dunque, dicevo: filone abusato, nulla di originale, pero' rimescolando il brodo ha creato qualcosa davvero degno di nota. eppure? eppure passa il tempo, passano gli anni, sono quasi 20 che lavora come regista ma non viene considerato da nessuno, proprio perche' ormai non basta piu' saper tenere alta la tensione; per sfondare ci vuole qualcosa che sia un pelino diverso, "strano", che faccia parlare. non so, penso a blair witch quando usci', oppure a saw, dato che entrambi han dato il via a mode, ma ci son tantissimi esempi in tal senso.

lunedì 3 ottobre 2011

la pelle che abito


chi conosce bene pedro sa che da un bel po' di tempo ormai non ha nulla da dire, dunque giustamente cerca di divertirsi con la passione piu' bella del mondo continuando a raccontare le stesse storie (sotto un'ottica del tutto diversa), oppure variando un po' il brodo, come in questo caso. fondamentalmente, da
straricco imbolsito e annoiato qual e', pedro almodovar non ha un cazzo da fare: lui non e' come voi, che state sulla spiaggia a leggere i libretti di grisham e patricia cornwell solo per 7 giorni all'anno mentre permettete ai vostri piccoli nei di ingrandirsi ed in futuro evolversi in futuri tumori al pancreas o chissa' dove, no: lui e' a non fare un cazzo su un lettino per tutto l'anno, dunque dopo un'abbuffata di libretti di patricia s'e' dato al medical-thriller; la qual cosa di per se' fara' ridere piu' di qualcuno anche senza aver visto il film, me ne rendo conto.
vado dritto al nocciolo (io CONOSCO HARDCORE): ricordate il senso di sgradevolezza e insensatezza trasmessi durante la visione de la mala educacion? qui piu' o meno siamo da quelle parti, solo che siamo nel terreno dello pseudo-thriller. 'pseudo' perche' in realta' il thrilling non esiste per nulla: pedro ha avuto bisogno dei piani temporali, andando spesso avanti e indietro nel tempo con piu' di qualche flashback per giustificare una storia che difficilmente stava in piedi da sola e che soprattutto latita completamente di thriller (con i flashback lui per lo meno riesce a mantenere in piedi una sorta di accrocco, diciamo cosi').
sia chiaro, pedro non sa piu' cosa fare, ma anche se cambia genere (non e' una battuta sottile, eh!) rimane comunque se' stesso: quel che oggi alla visione ci sembra cosi' diverso, cosi' sgradevole e malsano, e' niente di diverso da quello che c'ha fatto vedere 30 o 20 anni fa, solo che allora lui era GIOVANE, pieno di VITA, con una VERVE pazzesca, dunque sconfinava sempre nel grottesco e, porca miseria, ci faceva morire dal ridere, ci divertiva un casino. soprattutto, uno dei meriti piu' grandi che gli si riconosceva era questo: pur se apparentemente le sue storie erano ai "confini" (come le persone emarginate, che in quanto tali non sono al centro di nulla, neanche -e soprattutto- di loro stesse), pur se apparentemente i personaggi erano cosi' strampalati e molto poco plausibili/credibili, tu alla fine finivi per "crederci", tu alla fine del film non pensavi piu' a dei 'personaggi', bensi' a delle 'persone'; persone che ti sembravano vere, persone che ti sembrava vivessero, non avevi la sensazione di stare a sentire qualcuno che mandava a memoria un copione, qualcuno che 'leggeva' le battute. oggi, siccome pedro non e' piu' ne' giovane ne' pieno di vita ne' tantomeno con verve, quelle stesse "storie ai confini" che continua a mostrarci sembrano troppo poco credibili, artefatte, verbose, parecchio forzate e soprattutto sgradevoli.
non sono una talebana: non e' che il 'nuovo' almodovar (quello "arrivato") non mi piace per niente, non e' che mi fa schifo a priori e preferisco (solo) quello delle ragazze del mucchio, perche' se mi facesse ribrezzo a priori non lo guarderei e ci metterei una pietra sopra; mi sembra radicalmente agli sgoccioli, senza piu' alcun briciolo di talento (che e' fuggevole come la giovinezza, non ci si puo' far nulla), ma cio' nonostante grazie al mestiere di un grande artigiano (questo e': un grandissimo artigiano, non altro) riesce comunque a reggersi in piedi -ogni tanto- creando cose pregevoli anche ultimamente (eventualmente clicca la sua etichetta per maggiori approfondimenti).

poscritto step e spinning:
pedro mio, sei un bel porcellino eh? che ne dici di smetterla di mangiare come un maiale e perdere almeno 15 chili, eh?

la pelle che abito

mercoledì 29 giugno 2011

one hour photo


se non si e' mai visto robin williams fuori dal suo UNICO ruolo (il pazzariello bonaccione che sorride continuamente come un ebete) allora puo' avere senso togliersi lo sfizio, altrimenti, con tutta la buona volonta', questo e' il classico "film blockbuster" che noleggi per noia, guardi una volta, non ne parli con nessuno, non lo guardi mai piu' ne' ti torna piu' in mente. non e' fatto malissimo, l'idea non e' pessima, pero' non affonda quando dovrebbe e rimane cosi' "educato" da far addormentare.



one hour photo in inglese

lunedì 20 giugno 2011

lo stravagante mondo di greenberg


noah baumbach e' il classico newyorchese intellettualoide, ricchione (o latente), parecchio snob, abuso di farmaci, eccetera. se avesse un talento sfrenato per la comicita' sarebbe woody allen, ma siccome NON ha talento e' semplicemente noah baumbach. infatti, piu' che lui, mi fanno ridere i poveracci che si spellano le mani per tutte le sue "opere", specie se penso che, davvero, 50 anni fa i primi 4/5 film di woody allen facevano sperticare dal ridere, erano ricchi di contenuti ed avevano una vena comica pazzesca, fuori dal comune, letteralmente geniale. oggi, invece, bisogna accontentarsi di questa gente per le risate 'alte'. fortunatamente noi in italia navighiamo in acque assaj migliori.
all'esordio questo deficiente ha rotto le ovaie a tutte con il calamaro e la balena (intellettuali che cercano di far ridere ma fanno annoiare/danno fastidio, talmente son verbosi e nevrotici); non contento ha voluto proprio mettersi di impegno nel sottolineare per benino quanto sia toccato nel cervello e quanto avrebbe bisogno di andare a lavorare veramente: il matrimonio di mia sorella peggiorava ulteriormente la situazione; ma l'incontro con wes anderson (i tenenbaum) da' il la' ad un bel sodalizio: noah gli scrive le avventure acquatiche di steve zissou (hanno riso solo loro 2 frocetti snob) e fantastic mr. fox.
finalmente, dopo circa 10 anni di carriera, noah riesce a firmare un film che valga la pena consigliare. smussando gli angoli inutilmente spigolosi de "il calamaro" ne conserva alcune nevrosi "positive" (per il film); dal "matrimonio" fortunatamente non pesca nulla ed infine aggiunge un (in)sano romanticismo tra ben stiller e la giovanissima biondina (mi sembra brava, nell'originale da' dei toni credibili: recita tra il distaccato e l'assente, mi ha ricordato charlotte gainsbourg, e l'ho trovata perfettamente in parte), ed e' proprio grazie alle scene di relazione tra i due che il film decolla.
a margine, un bilancio sul regista si puo' tranquillamente tracciare: se passano gli anni e ti fregi della collaborazione e della spinta di nicole kidman, ben stiller, eccetera ma continui a non incassare mai nulla qualcosa vorra' pur dire. molto spesso i critici di professione diventano tifosi in preda alle "fittonate" del momento e scordano particolari di non poco conto, come questo.


lo stravagante mondo di greenberg

lunedì 30 maggio 2011

the hoax - l'imbroglio


richard gere m'e' sembrato sempre matto come un cavallo, ma da un bel po' di anni a questa parte mi sembra sfortunatissimo e col cervello alla frutta: non azzecca mai un film, nemmeno per sbaglio. lasse hallstrom e' un regista che tutti conoscono: buon compleanno mr. grape, qualcosa di cui sparlare, le regole della casa del sidro, chocolat, the shipping news, il vento del perdono, casanova, hachiko e dear john. come potete notare da par vostro, come regista non vale nulla: attorucoli perennemente col broncio in favor di camera, pietismo a go-go, finti problemi spacciati per problemi, nulla da raccontare raccontato come fosse qualcosa di importante, stronzate new-age e da teletubbies, etc.
questa vicenda e' la macchinazione di una truffa (lo scrittore gere non riesce a farsi pubblicare quindi inventa d'essere autorizzato da howard hughes a curare la sua biografia), ma siccome in cabina di regia non c'e' mario monicelli l'argomento non punge come dovrebbe e non fa affatto ridere come (in teoria) il trailer lascia intendere, per lo piu' ci si noia.


the hoax