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martedì 18 giugno 2013
brooklyn's finest
antoine fuqua è un osservato speciale da training day in poi perché quello è un filmone che chiunque dovrebbe guardare almeno una volta nella vita. ha diretto anche un altro film passato alla storia: shooter, con mark wahlberg, e per chi non sapesse nulla a riguardo, basti questo: è stata la fonte di ispirazione per call of duty, quindi ho detto tutto. per il resto, purtroppo, sempre un mare di nulla. king arthur è soporifero, mentre da un regista bam bam bam del genere era lecito aspettarsi fuoco e fiamme, magari però non in quel contesto medievale; l'ultima alba è lolloni dimenticati da dio con bruce willis e monica bellucci. questo è il suo penultimo film ed ultimamente è stato al cinema con attacco al potere (titolo originale olympus has fallen, da non confondere con l'attacco al potere di qualche anno fa con denzel, stravolto anche quello ché il titolo originale era the siege), con gerard butler come protagonista.
come potete immaginare dal titolo e dalla locandina: antoine fuqua torna all'ovile: siamo di nuovo dalle parti di training day, solo che sono passati gli anni, quindi ethan è invecchiato, meno idealista e tende a badare al sodo. solo che non è girato come training day, ovvero intrattenimento mode: ON, bensì con il mood di cose tipo crash contatto fisico, ovvero di chi mette in scena cose insulse come attori col broncio e cose insipide come varie sfaccettature della personalità, quindi il ritmo manca e ci si annoia. poteva essere un bellissimo film di sparatorie e droga con personaggi monodimensionali intenti a sparare gridando, invece commette l'errore imperdonabile di darsi arie, quindi se persino un regista del genere inizia ad atteggiarsi è la fine. è un peccato, perché il cast c'era.
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vanessa
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martedì, giugno 18, 2013
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lunedì 17 giugno 2013
django unchained
da molto, molto tempo non chiedo più nulla a tarantino dato che dopo il sincero, riuscitissimo jackie brown (migliore rispetto al libro di leonard), film di un regista che prova seriamente a fare l'autore infischiandosene di quello che il volgo gli chiede, è diventato una foca ammaestrata: quelle stronzata di kill bill è l'opera di chi palleggia con il muso mentre la gente gli urla: "ancora!", "ed ora fai questo!", "bis! bis!!". jackie brown variava la minestra, proponeva spunti diversi dal solito, riusciva nell'impresa di STUPIRE lo spettatore con scene non troppo prevedibili (mi piacciono gli eufemismi) e per quintino la cosa è quasi un miracolo; kill bill è esattamente la stronzata che un qualsiasi tarantino_wannabe avrebbe tirato fuori dopo un duro lavoro, ed annoia a morte. da lì in poi, l'abisso: stronzate pettinate dalla parte degli ebrei (cosa c'è di peggio al mondo che fare cinema che titilla gli ebrei?), reiterazione dei soliti, prevedibili stilemi oltre il senso del ridicolo, per giunta raschiando il fondo del barile.
ormai so benissimo che davanti a me c'è un regista qualunque, che a grandi livelli ha deluso e che davanti a sé ne ha, non so, qualcosa come due o tre centinaia. dunque, con queste premesse, ad un ritardato con problemi gravi a cui non ho più nulla da chiedere mi approccio in cotal modo: imposto il cervello su OFF e mi riposo. e tarantino è ancora un buon regista per digerire la cena, anche perché da tempo ormai tomas milian non lavora più e carlo vanzina è sceso di livello.
ah. ultima cosa. ho visto più volte tutta la filmografia di spike lee, regista che adoro anche quando gira film che non sembrano affatto girati da lui (inside man) (ahahahah!), però con quella tirata contro tarantino, che sarebbe "razzista" perché, come al solito, riduce la schiavitù dei negri ad un banale "spaghetti movie", dice un'emerita stronzata; evidentemente non riesce ad andare al di là del fatto che nel film pronunciano "negro" e non "afroamericano" (un negro colombiano o jamaicano è afroamericano?). sbaglia in pieno, perché l'aspetto più interessante del film, diciamo l'unico, vi è proprio quando viene sottolineato quanto i negri abbiano sofferto e siano stati torturati ed esposti al pubblico ludibrio per divertimento/noia, nondimeno inscenando un ku klux klan in odore dei nazisti dell'illinois. spike ha toppato in pieno.
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lunedì, giugno 17, 2013
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giovedì 13 giugno 2013
la leggenda del cacciatore di vampiri
il regista è quello de i guardiani del giorno e wanted. la storia è stupidissima: tutti conosciamo lincoln perché è stato presidente degli stati uniti (e poi la metà di quelli che lo conoscono sanno che lo è stato) durante la guerra tra nord e sud ed (infine una minima parte sanno anche che) ha contribuito profondamente ad abolire la schiavitù, ma nessuno sa che dava la caccia ai vampiri, che nel film sono i texani sudisti e razzisti. fantastica, letteralmente fantastica. una trama del genere, anche solo per il coraggio di proporla seriamente al cinema, è da standing ovation. purtroppo però il film non mantiene le aspettative: se il punto di partenza è così stupido, era lecito attendersi più divertimento, più battute, più stronzate. invece ogni tanto perdono tempo a parlare della schiavitù, della guerra, del destino degli stati uniti. oltre a ciò, le scene di lotta sono derivative: ai tempi di matrix ci spellavamo le mani a forza d'applausi, invece oggi sbadigliamo perché chiediamo qualcosa in più. valeva la pena solo al cinema, poi è trascurabile.
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giovedì, giugno 13, 2013
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sabato 1 giugno 2013
lincoln
chi frequenta queste pagine sa benissimo che spilbe è uno dei miei autori preferiti e consiglierei lincoln perché è un film da vedere, un film che da ogni inquadratura trasuda la sua importanza, ecco: si ha sempre la netta sensazione di rimirare qualcosa di importante, di alto livello, dal talento innato, eccetera. però ci sono dei difetti, anche banali, che non sono trascurabili: a tratti è soporifero, i dialoghi sono brillanti e notevoli solo in pochi casi perché per lo più c'è accademia e sfoggio di bravura da parte di mostri (comunque sia, ad avercene eh), il film è troppo lungo e soprattutto quando si narra qualcosa di conosciuto come un film su LINCOLN e l'abolizione della schiavitù in america si sta sui carboni ardenti: lo spettatore sa già tutto, conosce tutto nei minimi dettagli (a meno che non abbia frequentato le scuole dell'obbligo, ma questo è altro discorso), dunque è naturale annoiarsi. ma questo accade con quasi tutti i film storici, a meno che non abbiano, di tanto in tanto, quelle scene magari furbe, ma utili ad evitare di perdere l'attenzione; altrimenti, è come guardare una partita di calcio conoscendo già il risultato finale ed a meno di essere stefano mauri la qual cosa non è che faccia poi tanto piacere.
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sabato, giugno 01, 2013
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martedì 28 maggio 2013
fire with fire
stupisce la presenza di bruce willis; è vero che così come morgan freeman accetta qualsiasi scrittura purché paghino, però di solito bruce sceglie progetti importanti, dal grosso budget, invece questa volta fa da comprimario ad una stronzata thriller coi nazisti che poteva andare bene al limite negli anni '90, ma non oggi. il budget è basso, gli effetti speciali quando crollano le palazzine per gli incendi, il protagonista è un vigile del fuoco, suscitano il riso involontario. la trama è impostata di default su wikipedia alla sezione "thriller americano standard", per cui non credo sia necessario apporre ulteriori commenti.
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martedì, maggio 28, 2013
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lunedì 29 aprile 2013
l'uomo con i pugni di ferro
RZA è un negro rap che dovrebbe limitarsi a fare musica e non imbarcarsi in imprese registiche. ognuno di noi ha diritto ad avere qualche hobby, ma non per questo dovremmo attardarci nel cercare di farla diventare una professione. la stronzata era ampiamente prevedibile, certo, me ne rendo conto, ma la presenza di un mostro come russell crowe mi aveva fatto credere che forse qualcuno era riuscito a coinvolgerlo, sì in una stronzata, ma con dei dialoghi divertenti, con un buon ritmo e con una sana dose di mazzate, magari non troppo prevedibili. invece, l'unica cosa che c'è sono sì le mazzate, ma sono ampiamente prevedibili e non c'è mai un guizzo, niente, nulla. un ragazzo di 14 anni con un'insana passione per questo genere di cose avrebbe sicuramente fatto meglio, perché RZA manca totalmente di verve, inventiva, fantasia, voglia di fare e stupire.
il risultato è una bolsa imitazione spastica dei film di lotta asiatici degli anni '60, con questo beota di un negro rap alla regia e con russell crow grasso ed ubriaco sul set, probabilmente ingaggiato a base di alcool, droga e puttane. eppure, ne ho la certezza, avrebbe potuto ottenere lo stesso tipo di compenso anche lavorando altrove. lavorando, magari.
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lunedì, aprile 29, 2013
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mercoledì 24 aprile 2013
broken city
torna allen hughes, un negro che di solito lavora insieme al fratello gemello, dopo il precedente codice genesi. il passo indietro è notevolissimo: broken city è il classico thrillerone politico che andava di moda negli anni '90; di solito le tipologie erano due: in una ashly judd era perseguitata dal mondo ad una certa smadonnava e spaccava tutto, nell'altra tipologia c'era harrison ford che spiava o veniva spiato dalla cia ed in giacca a cravatta si destreggiava nell'azione. a volte, quando harrison ford era occupato in un film del genere, veniva sostituito in un film del genere da michael douglas, tanto alla trama bastava aggiungere il tentativo di uccidere la moglie per non pagarle gli alimenti. dopo quasi 20, però, queste pellicole lasciano il passo e arrancano. nel ruolo del cattivo c'è russell crow, che magari nelle intenzioni dovrebbe sembrare spietato e cattivissimo, ma impallidisce dinanzi i politici che ci sono (ovunque eh, non è una crociata da zecche del tipo: "solo in italia succedono queste cose!!") nella realtà, senza contare che pochi anni fa abbiamo avuto persone che mettevano nel forno altre persone per lavarle col gas, quindi il gladiatore forse è "cattivo" rispetto ad una bambina che gioca in giardino e senza volerlo calpesta un'aiuola, ma avendo uno sguardo tanticchia più ampio sull'umanità di cattiveria se ne rintraccia poca, quindi morde poco.a completare l'opera di sfrangiamento delle gonadi ci ha pensato la sottotrama: mark wahlberg tollera i froci ma a distanza da lui, però ad una certa uno di loro piange, quindi si intenerisce, cambia idea ed in fondo i gay vanno bene e meritano rispetto, mentre invece i colletti bianchi di wall street ed i palazzinari aumma aumma con le banche sono il male, w i gay. a questo punto viva edison city.
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mercoledì, aprile 24, 2013
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sabato 20 aprile 2013
cloud atlas
esorto a diffidare degli imberbi tesi ad asserire che l'analisi di questo prodotto sia un compito arduo: mentono, oppure sono handicappati. verrebbe da sopporre che il tracollo della meteora dei wachovski sia da imputare all'ala femminile: laurence, da qualche anno è diventato lana. persone del genere, a vederle, sembrano bizzarre, fuori dagli schemi e un po' brighellone, dunque, in linea teorica, è esattamente quello che ci si dovrebbe attendere dal mondo dell'arte (le virgolette aggiungetele voi qui e altrove): che senso ha nell'arte la prevedibilità di menti lineari come quelle degli impiegati, salumieri o autisti? l'arte è il campo degli infermi di mente: proprio perché il mondo è a misura dei fermi di mente, gli infermi tenderebbero a trovarcisi male, a tal punto da arrivare ad usare l'arte come valvola di sfogo col fine di trovare il loro posto nel mondo. a vedere questi due, sembra che ci sanità mentale ce ne sia poca, sembrano degli squinternati con la mente altrove, delle persone che stenteresti a definire tali ed a cui non metteresti in mano tuo figlio nemmeno per 10 minuti, chiaramente a meno di aver dato i natali ad erika o omar (in tal caso al limite dovresti preoccuparti, sì, ma per la babysitter). paradossalmente, dei due, si faticherebbe a stabilire chi sia il più fuori di testa e pazzo pazzo artistsa: laurence, che 15 anni fa sembrava un muratore polacco intento a bere in solitudine peroncini nei bar di periferia ed ora è una donna a tutti gli effetti ma con lo sguardo che la fa sembrar parente del joker di batman, oppure larry, obeso che faceva e continua a far spavento, il che è tutto dire. ciò nonostante, della pazzia hanno solo l'aspetto, e l'arte non ne beneficia affatto.
la bizzarria dei fratelli e delle sorelle wachovski, infatti, inizia e termina con il loro aspetto fisico discutibile, con il loro l'apparato genitale mutevole ed con i loro sguardi vitrei e persi nel vuoto, perché di artistico nella loro roba non v'è traccia alcuna. la loro ultima fatica, ed è proprio il caso di usare tale parola, dura 3 ore ed è un'impresa titanica non la realizzazione gli attori coinvolti l'infiocchettamento le scenografie, bensì solo per chi riesce ad arrivare alla fine senza addormentarsi, reprimendo la voglia di andarsene durante il film. è un'accozzaglia di merda fumante che divide in 6 dispensabilissime e bolse storie un concetto esposto in maniera banale, a tratti buonista e manierista che concerne anche l'amore universale. questo feto morto sembra abortito dalle menti, se così si possono definire, di due quindicenni che dopo aver visto il video zeitgeist decidono di ribellarsi al sistema diventando vegani, dunque iniziano a raccogliere rifiuti dall'immondizia per cucinare delle leccornie, così le definirebbero, e condividerle con i loro cricetini; sì, i loro roditori di merda che, giustamente, li rifiuteranno: sorci sì, ma la roba marcia non la mangiano mica. marciume che naturalmente sarà usato dai vegani imberbi all'insegna del risparmio per combattere il riscaldamento globale col fine di un mondo migliore. dopo la cena laverebbero i piatti usando l'acqua accumulata in una bacinella e non la getterebbero ma la utilizzerebbero per scaricare il water dopo aver fatto la cacca, col risultato di 1.avere gli stronzi nel cesso magari per un'ora perché bisogna attendere che si sia finito di lavare i piatti per poterlo scaricare e 2.il cesso unto e grasso che non mi sa di pulito. e loro, queste persone artistiche un po' speciali e fuori dagli schemi, tendono spesso a fare queste cose, a vivere in questa maniera.
alla luce del coacervo di decorticamento cerebrale che li attanaglia, dunque, questa sorta di epopea finisce col risultare raffazzonata, tende a stare in piedi molto a fatica ed è posticcia, kitsch. addirittura, dopo ben due ore di sfrangiamento di ovaie su interminabili episodi indipendenti, ripetitivi fino al parossismo e divisi per compartimenti stagni s'arriva finalmente al nocciolo della questione, e cioè alle perle di saggezza (le virgolette continuate ad aggiungerle voi, eh) del discorso di sommi segue-numero, il robot orientale, che con frasi deliranti e pompose da bambina di 10 anni offesa perché le hanno colorato il grembiule a scuola tenderebbe ad enunciare, in soldoni, che la nostra vita in realtà non è nostra, che esiste il ritorno e il tutto è governato dal karma, che ci sono i collegamenti dei sentimenti -naturalmente in primis LAMMORE- che vanno oltre il continuum spazio-temporale e della struttura nascosta della realtà. capirete da par vostro che arrivarci dopo tutto quel tempo e sentirsi pronunciare certi concetti in maniera banale e col tono della suddetta bambina offesa per il grembiule sporcato tutt'al più suscita il riso per l'ingenuità (alcune persone che lavorano con i ritardati, tendono a descrivere i mongoloidi come: "delle persone pure"), specie se il discorso in tre ore interminabili di film dura 1 cazzo di minuto ed è banale; mentre, dopo tutto quel tempo trascorso a montare la panna, serviva un discorso assaj più POTENTE. il discorso di sommi il robot, invece, l'avrebbe potuto scrivere un quindicenne, quindi tende ad espasperare anzicheno chi non suppone che niels bohr sia un tennista svedese famoso negli anni '80.
infine, la ciliegina: si sfocia nel mare magnum del comico-involontario, ed almeno si ride di gusto, persino sul titolo: cloud atlas, l'atlante delle nuvole, che è una sinfoniacca pessima, orripilante e noiosa. probabilmente, questo sarebbe il film preferito da donnie darko, se quel ragazzo esistesse.
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sabato, aprile 20, 2013
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martedì 25 dicembre 2012
the great debaters
denzel alla regia si mette in scena come professorissimo super intelligente e con una mazza tanta, coatto de' coatti ed intento ad insegnare agli alunni negri la gara del "debating", ovvero dibattere tanto per il gusto di farlo contro le altre università, col fine di stabilire chi è più bravo a discutere. in teoria vorrebbe sottolineare come i negri e le scuole negre, nonostante l'ostracismo dell'epoca (è ambientato ad una sessantina d'anni fa), riuscissero ad essere superiori nel dibattito a qualsiasi prestigiosa università di bianchi. però dopo un po' (dopo che perdono) dici: E GRAZIE AL CAZZO, ogni volta che il dibattito si mette male ci sono questi negri sul palco con un gran muso intenti a dire che i negri hanno sofferto e che vengono picchiati, impalati e bruciati vivi nelle strade d'america; "ora tocca allo studente bianco"; scena muta del bianco di fronte alla commozione negra; applausi per i negri; vittoria. ma ricordare 47 volte nel film, ad ogni dibattito, che c'è stato questo o quel negro che è stato ammazzato mentre i ricchi bianchi dibattono all'università vuol dire TI PIACE VINCERE FACILE. è concorrenza sleale oh.
the great debaters
domenica 9 dicembre 2012
lawless
Forse poteva esser fatto meglio, forse potevano inscenarle meglio quelle scene di lotta, accoltellamenti e sparatorie, ma è davvero un gran bel vedere. Tom Hardy che dopo pochissimi anni di carriera è già alla parodia con la mono-espressione: "mhm...."; il fratello maggiore perennemente ubriaco intento a fare il palo avvisando gli amici a colpi di ululati più rustici di un umbro (e ho detto tutto), fontanelle pubbliche con cartelli "white", etc. Mi mancano questi stati del Sud degli Stati Uniti. Devo tornarci e stabilirmici.
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domenica, dicembre 09, 2012
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lunedì 12 marzo 2012
tower heist
domenica 4 marzo 2012
quasi amici
giovedì 26 gennaio 2012
il funerale e' servito

funeral party (dall'autore di in & out) e' una gradevolissima commedia (quasi) nera inglese, di quelle che a loro vengono benissimo (comunque non un capolavoro come il famoso pesciolino chiamato wanda), pero' purtroppo qualcuno in america deve aver pensato che gli inglesi non parlano inglese e che negli stati uniti difficilmente avrebbero compreso la perfetta dizione inglese, dunque sono voluti andare incontro agli analfabeti e cosi' hanno abortito la versione negra: chris rock, lawrence e tutta la pletora di negri che fanno ridere la loro nicchia di cinema NEGRO, ma non sono abbastanza capaci (o veri attori) tanto da bucare fino al pubblico bianco (insomma: nessuno di loro ha una briciola di denzel, samuel, etc). non avete visto nessuno dei due? buttatevi sul funerale bianco, lasciate perdere questo.
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giovedì, gennaio 26, 2012
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mercoledì 5 ottobre 2011
the constant gardener
anche se a me delle case farmaceutiche quotate in borsa che, pappa-e-ciccia con le banche ed i politici, si mettono a testare medicinali sui negri poveri dell'africa non importa un fico secco (tornatevene in russia, stronzi): la parte piu' interessante del film e' la storia d'amore.
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mercoledì, ottobre 05, 2011
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martedì 27 settembre 2011
showtime
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martedì, settembre 27, 2011
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venerdì 16 settembre 2011
cose dell'altro mondo
"Bitonci ha fatto bene a presentarla, perché solleva un problema del fatto che comunque bisogna finire di inondare i veneti e la gente del Nord di infamia. Vogliono dipingerci come zulù, con tutto il rispetto per gli zulù, ma è ora di finirla. Visto e considerato che poi siamo sempre noi a pagare il conto di famiglia e le bollette a fine mese"
la cosa piu' bella di questo film e' che ha permesso a luca zaia e fenomeni parastatali come lui di poter aprire bocca. francesco patierno (regista) non ci sarebbe mai riuscito, fosse dipeso dalla sua abilita' registica e non dai distributori ed addetti stampa furbetti. grazie, zaia!!
la realta' batte sempre la fantasia.
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venerdì, settembre 16, 2011
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mastandrea
sabato 30 luglio 2011
indovina chi
la figlia di luigi comencini (non merita d'esser chiamata in altro modo), per spacciare il suo aborto bianco e nero se ne e' uscita in questo modo vigliacco: "sono rimasta sbigottita quando mi sono accorta che dai tempi di indovina chi viene a cena? non c'era stato un film sull'integrazione negli intrecci amorosi, dunque ho pensato bene di pensarci io. questo era un film necessario*" ed io naturalmente non potevo non avere i conati. a parte la falsita' in se' (questo film non dice nulla? e' un blockbuster che ha incassato centinaia di milioni di dollari, ha ricevuto un battage pubblicitario pazzesco ed e' uscito circa 2 anni prima di quello della figlia di luigi comencini; quindi, in sostanza, la memoria era freschissima e, dato che le interviste son programmate prima -intendo sia domande che risposte- lei sapeva benissimo che stava spacciando una bugia a scopo "pubblicitario"), il fatto e' che anche solo la faccia di bronzo, l'arroganza e la spropositata considerazione che ha di se' son qualcosa di nauseabondo. poi siccome non nutro alcuna stima di queste merdacciuole non perdo nemmeno tempo nel fare il trito elenco di film sul tema di quel capolavoro con poitier, non per evitarmi l'aria da maestrina, bensi' perche' e' davvero insulso mettersi a spiegare qualcosa se si sta parlando di caccole: guarda e passa.ah. e questo, invece? toglie tutto il "sociologico" del predecessore e lascia solo le risate (in teoria), pero' non fa ridere. fate voi.
* = certocerto, come no? guarda, meno male che ci pensa lei al cinema: era dai tempi di orson che aspettavamo trepidanti una boccata d'ossigeno del genere, in effetti.
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sabato, luglio 30, 2011
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mercoledì 22 giugno 2011
uomini senza legge - hors la loi
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mercoledì 15 giugno 2011
tutti per uno
1.lo spot dell'8x1000;
2.alexandre dumas.
tutti per uno svilisce, svuota, e' come un cancro che si insinua e toglie tutta la potenza. ho la certezza di questo: rifare il trailer mostrando musica contemporanea, di speranza, non cambiare il titolo ed indugiare continuamente sui bambini con le mani in aria avrebbe portato molta piu' gente in sala.
a parte cio', parliamo della pellicola. il regista e' una zecca di merda che si comporta in modo iniquo, spregevole, insultante e volgare. tratta la politica di sarkozy in merito all'immigrazione in francia e va a prendere la sorella di carla bruni nel ruolo di madre-coraggio; non contento, addirittura dipinge i poliziotti parigini come gli ideali figli di josef mengele. viene in mente (oltre a quel cialtrone ebreo regista di frontiers) la profia di lettere del liceo di francesco, guido e i gemelli: a forza di menarla col comunismo, con i boveri ebrei indivezi e trucidati, gli alunni per reazione finivano per detestare il sionismo e respingerlo con tutte le loro forze. ed il punto e' proprio questo: idealmente si puo' tranquillamente essere d'accordo nel sottolineare quanto siano detestabili politiche aspre in tema di immigrazione (soprattutto perche', mettendola sul piano piu' corretto/giusto, cioe' quello economico, gli immigrati solitamente "danno" alla nazione ospitante molto piu' di quanto "raccolgano"; e impiegano decenni per iniziare a raccogliere quel che han seminato, venendo trattati ugualmente agli altri sempre e solo dopo il solito tristissimo passaggio; e' toccato a noi in europa e in america, oggi tocca ai negri, rumeni, etc), pero', non dico che bisognerebbe mostrare distacco eh, ma non si dovrebbe mai perdere il polso della situazione, bisognerebbe sempre mostrare le cose con onesta' intellettuale. se no, stando al film, sembra che i negri in francia sono tutti di 8 anni; tutti poveri, indifesi e sempre onesti; non fanno e non hanno mai fatto del male a nessuno, dunque non si comprende come mai il resto della francia, ricca e patrizia, nutra il desiderio di cacciare a calci in culo, financo mediante le botte -persino sui bambini (...)- tutti gli immigrati negri clandestini (perche' comunque di clandestini si tratta). eccerto, come no?, notoriamente il popolo francese e' nazista, ha sempre odiato i negri, rumeni e compagnia ed i suoi governi di destra nel corso dell'ultimo secolo son stati sempre inospitali.
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mercoledì, giugno 15, 2011
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martedì 7 giugno 2011
blood and bone
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martedì, giugno 07, 2011
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