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giovedì 20 giugno 2013
una famiglia perfetta
paolo genovese viene venduto come il regista de gli immaturi e relativo seguito, ma in realtà è il regista, insieme a luca miniero, del debutto-capolavoro INCANTESIMO NAPOLETANO. purtroppo, a quella piccola perla ha fatto seguito nessun messaggio in segreteria, un film con il quale non si viene bocciati, ma neanche promossi, e comunque rispetto al debutto è un deciso passo indietro, seppur per lo meno ancora rispettabile. da lì in poi, l'ecatombe: i già citati immaturi, poi questa notta è ancora nostra con vaporidis che a 30 anni continua a reiterare come un disco rotto la parte del diciottenne (anche perché: terminato quel ruolo, terminato lui) ed una stronzata con aldo, giovanni e giacomo che fanno smorfie da ritardati vestiti da babbi natale, che ovviamente ha incassato 20 e passa milioni. il successo evidentemente devi avergli fatto pensare che i suoi film siano belli, oppure crede d'avere il tocco magico o l'argento vivo addosso o un puntale natalizio ficcato su per dovenonbatteilsole, non lo so, ma comunque se ne esce con questo, che è il peggiore film che abbia mai partorito e lo è su tutti i fronti, da qualsiasi parte si veda la cosa. i primi due film erano autoriali, diretti da chi provava a mostrare una personalità senza strizzare l'occhio allo spettatore, e soprattutto il debutto nasceva da un'intuizione geniale, tipicamente cinematografica; tutti gli altri erano cinepanettoni o cinecocomeri, a seconda della stagione, che ottenevano un successo straordinario per il continuo ammiccare allo spettatore e battute del tenore di: "cazzo!", "che merda!!", "sei brutta!", "mortacci tua, stronzo!", "ma voj solo scopà!", insomma, le solite stronzate buone per digerire la cena al cinema, che vorrebbero far ridere ma non fanno ridere (a meno di essere ritardati, cresciuti in campagna, o della lazio). in questo, si torna al lampo, all'intuizione, all'idea: sergio castellitto per natale vuole affittare una compagnia di attori e pagarla profumatamente per farla essere la sua famiglia; lui ha scritto il copione ed ognuno ha il suo ruolo, e se rispetteranno la parte recitando H24 guadagneranno la paga, altrimenti ciao ciao soldini. naturalmente, sergio si rivela un infame, li tratta sempre malissimo e cerca di sabotarli, di snervarli, di mandarli fuori di testa, e fin qui il film, seppure nato da uno spunto sì degno, ma troppo flebile per definirlo idea, regge. il problema sorge quando poi si trasforma nell'ennesimo cinepanettone, con la farsa dei teatranti messa da parte in favore di !!!5 HAPPY ENDING!!! uno dietro l'altro, con le solite tirate sulla famiglia e sul rapporto tra marito e moglie in crisi (...), con gli attori che sorridono in camera e si abbracciano e cantano, e persino caratteristi e mestieranti più o meno degni come marco giallini si prestano a puttanate indegne, scene insultanti e dialoghi a metà tra l'imbarazzante e lo scabroso come: "perché tu vali. non ti devi buttare giù. credi in te stessa!" detto ad una pompinara cagna totale ed incapace a "recitare" persino nella pubblicità del kinder insieme all'atleta ciociaro andrew howe; alludo ovviamente alla figlia di laura morante. quel genere di cose fanno cascare le braccia, specie perché da principio le premesse erano lo spunto interessante che, ricordando il debutto per l'idea carina, senza far saltare nessuno dalla sedia faceva comunque pensare: "mhm, apperò". per un film natalizio l'idea era decente, sembrava una riedizione cinica e soprattutto rivoltata del prezzemolo natalizio dickens; alla fine, invece, il lievito la fa da padrone ed il panettone fa ampia mostra di sé, per di più con risultati pessimi: non ha incassato, è andato male, persino i bori analfabeti che solitamente sono la fetta di mercato queste porcate (babbi natale/immaturi) hanno disertato la sala.
castellitto comunque è in assoluto il peggiore di tutti perché ha impiegato 20 anni per costruirsi una carriera più o meno decente ed in pochissimo tempo tra stronzate come questa e le puttanate colossali in odor di teletubbies/susanna tamaro/gente col cancro al cervello che abortisce quella cerebroguasta di sua moglie margaret mazzantini sta bruciando una carriera. fa letteralmente pena.
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vanessa
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giovedì, giugno 20, 2013
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venerdì 14 giugno 2013
le fate ignoranti
le fate ignoranti è l'unico film di ferzan ozpetek che valga la pena ricordare, oltre ad il bagno turco, suo debutto con alessandro gassman, che presentava qualche sintomo ma non la malattia che rappresenta il frocio turco al cinema, ovvero: scimmiottamento di almodovar, girotondo con i protagonisti a tavola, carrellata sui pasticcini. dopo questo film, perché per lo meno questo lo si può definire ancora un film a prescindere dai pareri personali, il diluvio universale: la finestra di fronte è un'esilissima storiella che, a scriverla, entra nel retro di un francobollo ed avanza spazio e se non fosse per il continuo comico-involontario (che per lo meno faceva uscire dal cinema con un umore pazzesco) verrebbe voglia di smontarla per farla diventare: la finestra in fronte; cuore sacro peggiora, se possibile, ulteriormente il livello attenuando il comico-involontario in favore di un insolente sostrato insultante, quindi al termine della visione ci vuole il maalox (per quelli che al termine della visione ci sono arrivati); dopo due tonfi pazzeschi, uno dietro l'altro, la checca si sente messa alle strette, la cosa inizia a piacergli e sforna saturno contro, uno sbadiglio per via delle idee_zero seppellisce il suo ritorno all'ovile; dunque, siccome la mente ormai da anni è persa e obnubilata da incommensurabile sovrastima di sé, lascia l'ovile per dedicarsi ad un'intramuscolo: un giorno perfetto (un auspicio?), sul quale credo d'aver detto tutto con la "recensione" e relative fotine esplicative; con mine vaganti si torna all'ovile ma per poco: si rimescola la minestra, cambiando qualche attore/incastro ed a forza di rimescolare il piatto non sta in piedi, se non per le coppiette coatte analfabete e proletarie che, desiderose di un film impegnato (non è una battuta) si dirigono verso quei lidi, perché la fascia di mercato di questo "regista" è costituita per la maggioranza da queste persone: le coppiette coatte analfabete (quando sceglie lei, ovvero quando si prendono una vacanza da bruce willis), le checche e le obese col gatto. magnifica presenza è l'ovvio passo più lungo della gamba e nel prossimo futuro lo attendiamo con l'ennesimo imperdibile protagonista intento a mangiare pasticcini e perdersi in "battute" sui gay che parrebbero prese da un cinepanettone medio-basso.
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venerdì, giugno 14, 2013
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mercoledì 12 giugno 2013
senza arte né parte
come fiction rai sarebbe quasi discreta, accettabile. il cast non è canide: battiston, la finocchiaro siciliana, vincenzo salemme in quello che sa fare (divertire). purtroppo, la pecca principale di queste produzioni è sempre la stessa: regia, sceneggiatura e fotografia sembrano amatoriali se paragonate ai prodotti blockbuster americani della stessa fascia di mercato. forse in un lunedì sera invernale in cui piove quindi si salta la lezione di danza/palestra allora si può guardare.
sabato 8 giugno 2013
faccio un salto a l'avana
è una merda. partono dal mastodonte riusciranno i nostri eroi... con sordi e manfredi: brignano fa sordi e pannofino fa mandredi. sarebbe troppo comodo e banale scrivere una tirata sul fatto che evidentemente pannofino non è mandredi, per non parlare del fatto che pur partendo da quel capolavoro si mantengono sempre sul leggero a confini con l'esile e non c'è la minima pretesa di girare grande commedia d'autore, quindi siccome sarebbe troppo comodo non dico nulla, anzi: pannofino non sarà un attore, ma a me piace: in boris l'ho adorato e in notturno bus mi ha divertito parecchio. certo, brignano oltre a non essere un attore davanti la macchina da presa è proprio un canide indifendibile, però queste due persone sono in grado di far ridere la gente, dunque le premesse per ridere non pensando a nulla c'erano tutte, invece questa roba è indifendibile. c'è la tipa che fa le imitazioni a quelli che il calcio dell'era victoria ed è relegata non ad un consono e rispettabile ruolo di caratterista come potevano essere carotenuto ed altri, ma ad umiliante macchietta come potevano essere jimmy il fenomeno ed ennio antonelli; sia chiaro, questa è gente che ho comunque amato in altre sedi, ma jimmy era HANDICAPPATO veramente e più di tanto non poteva dare, quell'attrice invece è bravissima dunque è un delitto sprecarla per quella stronzata di "ruolo". il problema più grave è che invece d'averci messo un po' di impegno ed una professionalità minima si sono limitati al compitino dei cinepanettoni (categoria che io difenderò fino allo stremo, con argomentazioni da vendere), ovvero il modus operandi de "buona la prima!" lungo tutta la genesi del film, pure se viene inquadrato per sbaglio un passante negro che guarda in camera ed ipotetiche cose di questo genere. gli spunti per qualcosa di divertente qui c'erano tutti ed i talenti comici anche, eppure hanno fatto un tonfo nell'acqua per la troppa sveltezza d'eiaculazione precoce, come in alcuni film raffazzonati e troppo sbrigativi con lino bènfi. peccato.
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sabato, giugno 08, 2013
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sordi alberto
sabato 1 giugno 2013
una vita tranquilla
toni servillo interpreta un cuoco terrone in germania dal passato violento: infatti, questa è la versione pasta & fasuli di a history of violence. claudio cupellini, il regista, su cui diciamo subito che non è cronenberg, annovera nel suo passato pellicole del calibro di 442 e lezioni di cioccolato, ed ho detto tutto. non è pessimo, ma al termine della visione non lascia nulla.
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sabato, giugno 01, 2013
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giovedì 30 maggio 2013
la finestra di fronte
ahahahahahah!!! questa roba si fatica a definirla "film". ferzan ozpetek è un pazzo: la finestra sul cortile in salsa loboto-romantica, con la mezzogiorno che alterna sguardi languidi a sguardi persi nel vuoto, mentre un raoul bova in evidente affanno si improvvisa timido ed inesperto con le ragazze: certo, ottima scelta far fare l'uomo timido, introverso ed inesperto con le donne ad un sex symbol. il film così risulta credibile, non è che la gente scoppia a ridere. questo turco ha girato un solo film degno.
chiudo con una domanda: ma quella cosa schifosa, quell'essere dal sesso indefinito, quella creatura delle tenebre che ricorda la madre di shrek, quell'abominio sempre presente come il prezzemolo e costantemente inutile non sta sulle palle anche a voi?
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giovedì, maggio 30, 2013
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paura
i fratelli manetti sono nella regia da non so quanti anni, forse qualcuno ricorderà zora la vampira o piano 17, e girano film propriamente detti da almeno 15 anni. pensare che dopo tutto questo tempo stiano ancora perdendo tempo con queste stronzate volte a scopiazzare le americanate con gente che rapisce e tortura persone in cantina è avvilente. sicuramente se fossero stati americani avrebbero beneficiato di più visibilità, di altri attori, eccetera, ma le responsabilità di questa stasi artistica, se così si può dire, è solo ed esclusivamente loro: inventati qualcosa per cercare di emergere, se non ci riesci dopo 20 anni forse è perché hai dei limiti. limiti che col tempo per altro diventano sempre più evidenti. siamo sempre dalle parti dell'amatoriale e non è più tollerabile nemmeno per gli appassionati di splatter perché manca totalmente la sceneggiatura, i dialoghi, una storia credibile, una fotografia propriamente detta. l'unico motivo per vedere questa robaccia è questo: avete una serata a casa vostra con i vostri amici e l'intenzione è di rimanere in terrazza a mangiare carne alla brace, dunque in sottofondo passate in loop questa stupidaggine ridendo dei manetti e di tutti gli scalzacani ivi coinvolti.
per la cronaca, c'è anche il fratello di toni servillo, il cantante degli avion travel, nel ruolo del serial killer.
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giovedì, maggio 30, 2013
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venerdì 24 maggio 2013
passato prossimo
adoro ugo tognazzi, è il mio attore preferito, però francamente non so se perdonargli la nascita di quel canchero di sua figlia maria sole. in quella cazzo di famiglia fanno recitare pure i cani (dico proprio quelli propriamente detti, a quattro zampe insomma) e fanno qualsiasi mestiere in quest'arte, che vieppiù sviliscono (ma questo è un eufemismo: in realtà stuprano analmente con la sabbia come lubrificante). in quest'aborto di feto morto, suo esordio alla "regia" maria sciorina dissertazioni esistenziali a tratti drammatiche a tratti ehhehhe commedia dei ggiovani! in un interno romano, con questo che si cruccia, con quella che si perplime, ma sono tutti ricchi borghesi annoiati che non fanno nulla oltre a parlare. non metti a fuoco il popolo o la società, non metti a fuoco la gente o la nevrosi dei 30 o 40enni (a parte che il tema è abusato e va be'), non mette a fuoco niente: è un bel fritto misto di anelli di aria. fossero di baccalà o anelli di totano pure pure: se l'olio è buono e il pesce è fresco vengono bene, ma qui non c'è davvero nulla. non stupisce che questa cialtrona diriga un film ogni 10 anni. nelle intenzioni poi vorrebbero fare qualcosa come, mi dispiace farvelo sapere, il grande freddo (posso ridere?), ma i riferimenti stilistici non sono né kasdan né altro, al limite siamo dalle parti di qualche trisomico a caso che nel mondo ha tenuto una telecamera in mano per più di 10 secondi e che ha mostrato la sua "opera" alla figlia di tognazzi, quindi ha iniziato a fare la regista. come se tutto ciò non bastasse a far meritare la castrazione di ogni singolo membro della famiglia tognazzi, c'è il paradosso insultante: questi scalzacani ci tengono a far sapere che la condizione dei figli d'arte che vogliono fare gli attori è triste e sfortunata perché tutti fanno paragoni e non importa del loro talento tanto parleranno male di te e ti aspettano al varco, e poi esci fuori di casa per andare a cercarli, brandendo katane come quella furia cieca di rutger. è imbarazzante. tuttavia, una capacità ce l'ha, riesce ad ispirare qualcosa: violenza. paola cortellesi dovrebbe essere spazzata via dall'universo.
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venerdì, maggio 24, 2013
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tognazzi ugo
mercoledì 22 maggio 2013
gli sfiorati
è tratto dall'omonimo libro di sandro veronesi, che naturalmente mi guardo bene dal leggere, e tecnicamente è riuscito, inappuntabile, anche gli attori sono egregi, non son presenti tanti canidi. eppure. eppure scorre via, al massimo, appunto, ti sfiora ma non suscita reale interesse: è un po' come bere l'acqua panna, dopo hai di nuovo sete, ché ti sembra d'aver perso tempo bevendo l'aria. si dirà: è un film leggero come l'aria, bene, ma è un pregio? ed ha senso dire "bene" di un film leggero come l'aria? se non c'è profondità, se non si va a scavare, se non c'è scontro, se ci sono sempre le solite cose, le solite scenette, il solito sesso al solito momento, le solite nevrosi profonde e pregnanti come una scorreggina nel letto un attimo prima d'addormentarsi, cosa c'è di realmente interessante? nulla. non è malvagio, gli attori sono apprezzabili, infatti mentre bevi l'acqua panna non provi disgusto, però dopo ti sembra di non aver bevuto affatto, ed hai ancora sete. certo, mi rendo conto che pretendere 'qualcosa', di qualunque genere, da sandro veronesi sia sensato come chiedere ad un tonno di spiegarci qual è la strada più breve per taormina, ma dato che questo è un film e ci hanno messo le mani altre persone magari si poteva pretendere qualche miglioria. cosa dite? oddio, un dubbio mi assale: forse le migliorie rispetto al libro ci sono anche state. conoscendo veronesi tutto è possibile, del resto a loro non c'è mai fondo, anche se con questo finale frettoloso e facilone alla vanzina risulta difficile crederci davvero. ho gettato 2 ore della mia vita, ancora.
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mercoledì, maggio 22, 2013
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mercoledì 24 aprile 2013
quello che so sull'amore
uscirsene con un titolo con lo strillo AMORE sicuramente ha portato qualche milione di € in più in tasca ai distributori e col senno del poi, dato che playing for keeps, il titolo originale, il cui senso è ovviamente del tutto diverso, è stato un flop, io li capisco anche. ah, non voglio continuare nel 2013 i discorsi sulla scelta italiana di tradurre i film stranieri, quindi amen.
questo è il peggior film di muccino perché banale, scialbo, con dialoghi sgonfi. la cosa triste è che lo si intuiva benissimo già dal trailer, non c'era bisogno di guardarlo. lei lascia lui perché irresponsabile ed eterno peter pan (...), lui ci ripensa e cresce (...), catherine zeta jones gli dice: "dai scopiamo, ma voglio solo scopare eh, non voglio coinvolgimenti" e lui dice "NO, non posso fare queste cose: DEVO CRESCERE", poi quando lei sta lì lì per salire sull'altare si mette a piangere, ci ripensa e torna col marito. tutto sempre prevedibilissimo, e dura anche troppo.
non è affatto un caso che questa stronzata in america sia stato un flop pazzesco: è scritto malissimo, i personaggi sono vuoti, piatti, bidimensionali ed inutili; un conto è se prendi degli attori sconosciuti e gli fai fare particine senza senso, ma vedere dannis quaid, uma thurman e catherine zeta jones sviliti in quei personaggi fa letteralmente cadere le braccia. e non ci si piega il perché, dato che sono tutti attori che attualmente lavorano, dunque non avevano bisogno dei soldini con la particina; capirei un attore caduto nel dimenticatoio, ma di certo non loro.
le rom-com sono una cosa seria, un genere degno di rispetto se lo si sa far bene; non è detto si tratti di stronzate per ragazzine ritardate, o almeno: non è detto in partenza. è un genere nobilissimo, che vanta scrittori come neil simon, tanto per dirne uno. ma questo genere, che ha detto davvero tutto ed è stato sviscerato fin troppo, per funzionare deve avere una cosa, soprattutto: i dialoghi. premettendo che questo genere di film rientra perfettamente nelle descrizioni: "film telefonato", proprio perché si sa benissimo che alla fine la coppia si mette nuovamente insieme salvo avere verso i 3/4 il litigio, lui che cammina da solo al buio e/o sotto la pioggia e/o guida di notte (correndo molto), l'unico modo per tenere il film in piedi è scrivere dei dialoghi potenti, cosa che qui non accade: davvero, uma thurman e gli altri attori tendono a fare pena, ti dispiace per loro che debbano aver dovuto pronunciare frasi così stupide. il livello è da fiction su rai uno, solo con una fotografia nettamente migliore.
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mercoledì, aprile 24, 2013
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martedì 25 dicembre 2012
le quattro volte
i pastori sardi ed il documentario di merda su di loro e sulla loro vita. la cosa più rumorosa in questo esempio di stupro anale nei confronti del cinema è il campanaccio legato a Capra Casuale o l'abbaiare di Quell'Altro Cane del pastore. ogni tanto dei pastori si accompagnano con i loro bastoni. sullo sfondo, a volte piove. e non finisce mai.
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martedì, dicembre 25, 2012
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giovedì 20 dicembre 2012
venuto al mondo
"Stai rovinato, ma hai visto cosetta pure ieri? N te fa respirà, eh?"
"No, ho fatto tardi a leggere. Prima ero con amici al cinema a vedere un film di merda"
"VENUTO AR MONNO???"
"No, perché?"
"Me c'ha portato la mì regazza! Cci sua! Che firm demmerda. Me sò douto pijà 'n maaloz"
"Asd. Ma perché, che aveva che non andava?"
"Ma che cazzo ne so; c'era 'na guera a Sarajevo. Ma io me chiedo: a Castellì, ma a noi CHE CAZZO ce ne frega de Sarajevo? Sò poveri: cazzi loro. C'hanno fame: cazzi loro, nassero a lavorà. C'è la guera: cazzi loro. Ma io te dò più de 8 euri: me voj fà divertì??? CHE CAZZO me ne frega che ner monno soffrono?? Ma che nun ce lo so?? Sotto casa mia ce stanno ITALIANI che stanno sotto ar ponte. E du' anni fa lavoravano. E questo ronpe i cojoni co' Sarajevo. Co' li zingari... Ma vattelappijà..."
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giovedì, dicembre 20, 2012
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giovedì 13 dicembre 2012
habemus papam
è un "film" talmente esile ed inconsistente che al termine della visione quasi cadono le braccia nel constatare che vederlo o meno sarebbe stata la stessa cosa, come quando non è impellente bere un bicchiere d'acqua ma qualcuno te lo pone e tu bevi. gli "argomenti" messi in scena sono sfruttati male: che senso ha mettere in mezzo il papa se poi per due ore racconti una banale fuga dalle responsabilità? ciò vuol dire che avevi davvero poco da dire e l'hai detto pure male. la lezioncina, ammesso e non concesso l'attribuirgli l'ipotetico pulpito da cui insegnar qualcosa, è banale, leziosa e tediosa: nemmeno i fan allo stadio terminale (presente) possono trovarla interessante; anche perché lo stesso linguaggio usato è errato ed il cinema ha aspirazioni diverse. scrivi un saggio di 3 pagine (per quel che voleva dire bastavano e avanzava spazio per le didascalie) ed al limite metto "mi piace", ma poi stop.
non ci sono scene da tramandare ai posteri, scene che prese ed estrapolate dal contesto risultano comunque incisive e/o divertenti. esempio a caso: la scena della nutella, la scena della sacher a tavola con la famiglia, etc.
il personaggio di moretti non potrebbe non essere michele apicella e su questo nulla da obiettare, se non che michele se ogni tot. anni arriva al cinema dovrebbe avere qualcosa da dire, altrimenti è meglio che se ne stia zitto, perché se ormai dopo i 50 si avvia ai 60 e non ha più verve, inventiva, voglia di fare e idee, potrebbe andarsene a fanculo alle bahamas con uno stuolo di ventenni a consumarsi il cazzo vita natural durante. ne guadagnerebbe lui e ne guadagneremmo noi (che smetteremmo, quindi, di buttare nel cesso i nostri soldi).
non mi lamento tanto del fatto che il personaggio della buy è sterile e poco abbozzato: non sta scritto da nessuna parte che doveva essere approfondito, coglioni (quelli che hanno sostenuto questa tesi), anzi: nel film su (contro) berlusconi nanni aveva messo quell'insulsa sotto-trama sulla precarietà (...) della famiglia italiana, con quel coleroso partenopeo con la faccia mezza storpia e la suddetta buy: be', non facevano altro che strillare senza soluzione di continuità e se tu prendi quella mezz'oretta di grida e la TOGLI completamente dal film, non cambia nulla: il risultato del film è identico, il senso non è cambiato, non vien tolto nulla, zero. dunque: parentesi e abbozzo superfluo di personaggi secondari. dunque, arrivo al nocciolo: se nanni ormai da un bel po' di anni non è più in grado (è questo il punto) di girare un film strutturato su più piani, tanto vale che concentri le sue (esigue) energie su una cosa soltanto, perché sviluppare pure i comprimari tanto ormai vorrebbe dire allungare il brodo con l'urina, dire nulla in mezz'ora in più e soprattutto annoiare tutti.
infatti, è ricorso al papa a puro scopo strumentale: al solo apprendere la notizia tutti gli afecionados son partiti a razzo con: "ihihih" e "oddio! chissà cosa dirà!!", ma da dire non aveva proprio nulla, voleva solo attirare l'attenzione. un uomo bollito, completamente alla frutta. anyway io il mio consiglio gliel'ho dato.
non ci sono scene da tramandare ai posteri, scene che prese ed estrapolate dal contesto risultano comunque incisive e/o divertenti. esempio a caso: la scena della nutella, la scena della sacher a tavola con la famiglia, etc.
il personaggio di moretti non potrebbe non essere michele apicella e su questo nulla da obiettare, se non che michele se ogni tot. anni arriva al cinema dovrebbe avere qualcosa da dire, altrimenti è meglio che se ne stia zitto, perché se ormai dopo i 50 si avvia ai 60 e non ha più verve, inventiva, voglia di fare e idee, potrebbe andarsene a fanculo alle bahamas con uno stuolo di ventenni a consumarsi il cazzo vita natural durante. ne guadagnerebbe lui e ne guadagneremmo noi (che smetteremmo, quindi, di buttare nel cesso i nostri soldi).
non mi lamento tanto del fatto che il personaggio della buy è sterile e poco abbozzato: non sta scritto da nessuna parte che doveva essere approfondito, coglioni (quelli che hanno sostenuto questa tesi), anzi: nel film su (contro) berlusconi nanni aveva messo quell'insulsa sotto-trama sulla precarietà (...) della famiglia italiana, con quel coleroso partenopeo con la faccia mezza storpia e la suddetta buy: be', non facevano altro che strillare senza soluzione di continuità e se tu prendi quella mezz'oretta di grida e la TOGLI completamente dal film, non cambia nulla: il risultato del film è identico, il senso non è cambiato, non vien tolto nulla, zero. dunque: parentesi e abbozzo superfluo di personaggi secondari. dunque, arrivo al nocciolo: se nanni ormai da un bel po' di anni non è più in grado (è questo il punto) di girare un film strutturato su più piani, tanto vale che concentri le sue (esigue) energie su una cosa soltanto, perché sviluppare pure i comprimari tanto ormai vorrebbe dire allungare il brodo con l'urina, dire nulla in mezz'ora in più e soprattutto annoiare tutti.
infatti, è ricorso al papa a puro scopo strumentale: al solo apprendere la notizia tutti gli afecionados son partiti a razzo con: "ihihih" e "oddio! chissà cosa dirà!!", ma da dire non aveva proprio nulla, voleva solo attirare l'attenzione. un uomo bollito, completamente alla frutta. anyway io il mio consiglio gliel'ho dato.
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giovedì, dicembre 13, 2012
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martedì 11 dicembre 2012
la bella gente
vorrebbe mettere in scena la borghesia di sinistra come la si metteva in scena negli anni '60, ovvero distruggendola e mettendola alla berlina sottolineando tutte le contraddizioni in essere, però all'epoca i registi avevano i controcoglioni e gli attori coinvolti ci facevano piangere dalla gioia. oggi i registi sono dei senza nome che vanno a prendere il caffè a chi decide spot televisivi, mentre gli "attori" coinvolti sono antonio catania e monica guerritore, cioè due che non spostano mai nulla in ogni loro prova attoriale di tutta la carriera né portano anche solo una persona al cinema. infatti, per lo più, si tratta di gente che campa in questo mestiere e fa la bella vita grazie a contributi statali, mentre loro si divertono a teatro per passare il tempo.
sul "film": monica guerritore fa la sinistrorsa con i pruriti di coscienza quando passa in macchina sui viali di campagna con le puttane. ne vede una molto giovane e bella e la vuole aiutae. questa cerbiattina arriva in casa ma poi tutti quanti col passare dei giorni si trasformano (anche il figlio di guerritore e catania, elio germano). eh, sono dei poveri coglioni quelli che hanno scritto il film: le puttane non sono come le hanno dipinte in questo film, ovvero dei cerbiattini innocenti perennemente alla mercé di gente disincantata e senza scrupoli. la gente che aiuta il prossimo in questo modo è sallucchiona, ciocca, di solito sono proprio dei gaggi da competizione. invece le puttane sono scaltre, furbissime, ti plagiano mentalmente e si fanno sposare dal cliente, insomma: sono puttane. non in questo film da sociologi sinistrorsi del menga: la puttana è bamby. il figlio della coppia, germano, se la vuole battere e lei ha già la pancia piena ma non sfrutta la cosa a proprio vantaggio, cioè dicendo che il figlio è di germano quindi devono occuparsi di lei, no: lei si comporta proprio da cerbiattino indifeso e accusa il colpo. sempre.
questa non è la realtà, la mistificano per esprimere un concetto. ma se tu per esprimere la tua idea di merda (che è proprio sbagliata concettualmente) inventi la realtà, allora per me non vali nulla, perché sei come i politicanti in tv che son disposti a dire le menzogne più indecenti conservando il loro sorrisino grazie alle facce di bronzo che tengono. amo, invece, chi esprime sì la propria idea, ma ammette che è di parte, ammette che è parziale, e cerca di trovare in sé i difetti, non li lascia elencare agli avversari, anziché sperticarsi sempre e solo lodandosi elencando i propri pregi. certo, chi sbaglia sono io: pretendere serietà e integrità da comunisti parassiti (perdonate la ripetizione) che campano grazie all'obolo dello stato e poi se ne lamentano (se governa silvio).
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vanessa
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martedì, dicembre 11, 2012
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i più grandi di tutti
non è niente di che; per le persone con almeno un po' di cerebro queste cose sono cinepanettoni discreti e nulla più, ma dato che nel mondo esistono i cinepanettoni tout court, allora questo diventa pure carino. manca totalmente la sceneggiatura (scritta in un lembo di carta igienica? bingo), si aprono parentesi senza curarsi minimamente di andarle a chiudere, il film è pieno di "attori" scalzacani e tolte poche battute scurrili, qualche rutto e qualche scorreggia c'è poco altro, però nel panorama italiano, che per lo più è fatto dal politically corret, delle sane e sguaiate scorregge al cinema sono una boccata d'ossigeno (pensa tu come stiamo messi). poi, sì, tutto il discorso "se dobbiamo consolarci con 'sta roba tanto vale chiudere tutto il cinema italiano" e forse sfondate un portone aperto, ma comunque un film sui rockettari/metallari al cinema latita, da qualunque ottica la vogliate vedere. 6 per la simpatia e l'aria cazzona.
i più grandi di tutti
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martedì, dicembre 11, 2012
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venerdì 2 novembre 2012
mine vaganti
le mine vaganti è un pasticcino di alta pasticceria, infiocchettatissimo, splendente, di quelli che sembrano buonissimi quando li guardi dalla vetrina. entri nella pasticceria e ad ogni passo ti poni una domanda.
(1) alessandro preziosi al pranzo di famiglia fa outing ed al padre prende un colpo, poi lui va via. durante il pranzo racconta di essere ricchione e, molto tempo prima, di aver licenziato tale michele perché non ce la faceva più a fingere riguardo il loro rapporto, perché, sì papà, sono ricchione ed avevo un rapporto con michele. poi sparisce dalla famiglia. incontra scamarcio giorni/settimane dopo e dice: "sai, sono andato a trovare michele, ma non mi vuole parlare". sbotti a ridere gridando: grazie al cazzo!?! ricchione_capo sta con ricchione_dipendente, il capo licenzia il dipendente, dopo n_anni lo va a trovare dicendogli che ha fatto outing... sperando che questi cambi idea? sperando di poter vivere finalmente felici e contenti? magari dicendogli: sì vabbè dai forse non ho fatto bene a licenziarti e sparire, ma non ne potevo più, comunque ora sono qui dai. questo... dopo anni che non si sentono? ma chi la scrive questa roba?
(2) scamarcio si vede costretto a rimanere in una terra povera e arretrata (lecce) per la salute del padre, poi la nonna (la mina vagante) gli fa capire di sapere tutto di lui e muore. alla fine non è spiegato se scamarcio torna a roma a vivere libero la sua vita di ricchione né se rimane in puglia a vivere la vita di un altro per le apparenze di famiglia né tantomeno se ennio fantastichini, il padre, viene a sapere che scamarcio lo prende al culo ed abbozza un sorriso e lo perdona perché siamo tutti del partito democratico e viva il politically correct, le orsoline e le aiuole ben tenute. niente, nisba, nada, raus: non si spiega nulla, morta lì. irrisolto. ma chi la scrive questa roba?
(3) il film viene venduto in questa maniera: "loro sono le mine vaganti... impazzisce tutto per colpa loro, non si sta tranquilli, rendono la vita impossibile..." e poi scopri che in realtà la mina vagante è solo una poiché tutte le altre donne della casa sono pura tappezzeria (per altro le loro "scenette" non fanno ridere in alcun modo, nonostante siano ruoli da caratteristi messi lì solo per quello). ed anche l'unica mina vagante, o almeno così la chiamano i famigliari nel film, non ha nulla in contrario con la condizione dei pigliainculo, non si oppone in alcun modo, anzi lei saggiamente approva e guarda altrove sorridendo beatamente quando il regista le fa i primi piani, come a voler dire: lo vedi, quanto sono avanti pur essendo vecchia e arteriosclerotica? te lo faccio vedere che capisco tutto, io... infatti, l'unico punto di scontro di tutto il film è colui che comanda a casa poiché lavora ed ha i soldi, ovvero il padre. ed a lui però non lo chiamano "mina vagante", lo chiamano "vincenzo". ma chi la scrive questa roba?
finalmente arrivi al pasticcino. uno di quelli che sembrano buonissimi quando li guardi dalla vetrina, poi lo assaggi e sa di merda.
mine vaganti
(1) alessandro preziosi al pranzo di famiglia fa outing ed al padre prende un colpo, poi lui va via. durante il pranzo racconta di essere ricchione e, molto tempo prima, di aver licenziato tale michele perché non ce la faceva più a fingere riguardo il loro rapporto, perché, sì papà, sono ricchione ed avevo un rapporto con michele. poi sparisce dalla famiglia. incontra scamarcio giorni/settimane dopo e dice: "sai, sono andato a trovare michele, ma non mi vuole parlare". sbotti a ridere gridando: grazie al cazzo!?! ricchione_capo sta con ricchione_dipendente, il capo licenzia il dipendente, dopo n_anni lo va a trovare dicendogli che ha fatto outing... sperando che questi cambi idea? sperando di poter vivere finalmente felici e contenti? magari dicendogli: sì vabbè dai forse non ho fatto bene a licenziarti e sparire, ma non ne potevo più, comunque ora sono qui dai. questo... dopo anni che non si sentono? ma chi la scrive questa roba?
(2) scamarcio si vede costretto a rimanere in una terra povera e arretrata (lecce) per la salute del padre, poi la nonna (la mina vagante) gli fa capire di sapere tutto di lui e muore. alla fine non è spiegato se scamarcio torna a roma a vivere libero la sua vita di ricchione né se rimane in puglia a vivere la vita di un altro per le apparenze di famiglia né tantomeno se ennio fantastichini, il padre, viene a sapere che scamarcio lo prende al culo ed abbozza un sorriso e lo perdona perché siamo tutti del partito democratico e viva il politically correct, le orsoline e le aiuole ben tenute. niente, nisba, nada, raus: non si spiega nulla, morta lì. irrisolto. ma chi la scrive questa roba?
(3) il film viene venduto in questa maniera: "loro sono le mine vaganti... impazzisce tutto per colpa loro, non si sta tranquilli, rendono la vita impossibile..." e poi scopri che in realtà la mina vagante è solo una poiché tutte le altre donne della casa sono pura tappezzeria (per altro le loro "scenette" non fanno ridere in alcun modo, nonostante siano ruoli da caratteristi messi lì solo per quello). ed anche l'unica mina vagante, o almeno così la chiamano i famigliari nel film, non ha nulla in contrario con la condizione dei pigliainculo, non si oppone in alcun modo, anzi lei saggiamente approva e guarda altrove sorridendo beatamente quando il regista le fa i primi piani, come a voler dire: lo vedi, quanto sono avanti pur essendo vecchia e arteriosclerotica? te lo faccio vedere che capisco tutto, io... infatti, l'unico punto di scontro di tutto il film è colui che comanda a casa poiché lavora ed ha i soldi, ovvero il padre. ed a lui però non lo chiamano "mina vagante", lo chiamano "vincenzo". ma chi la scrive questa roba?
finalmente arrivi al pasticcino. uno di quelli che sembrano buonissimi quando li guardi dalla vetrina, poi lo assaggi e sa di merda.
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venerdì, novembre 02, 2012
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giovedì 1 novembre 2012
l'industriale
giuliano montaldo ha più di 80 anni e benché sia al capolinea da una vita, almeno ora fa tenerezza e lo compatisci.. abbozza una trama bolsa e da sbadigli, ma almeno d'attualità, come la crisi industriale in italia con gli imprenditori che non san più che pesci prendere dato che le banche non finanziano più l'economia quindi gli operai non san come pagare il mutuo. monty, anziché dedicarsi ad una semplice cosa ma farla bene, (quasi) abbandona tutto (io ci tornerò poi) per dedicarsi ad un secondo tempo sulla risvoltà amorosa dell'industriale che inizia a sentire un certo dolorino in fronte: sta mettendo su un bel cesto di corna (pare): si vede che sarà l'età adulta...
avevo un handicappato alle elementari che si chiamava giuliano e montaldo me l'ha ricordato. non sapeva fare nulla, ed anche per soffiarsi il naso aveva bisogno d'aiuto, era proprio handicappato, così durante il giorno finivi per trovarlo mentre si leccava le caccole ed il moccio dalla faccia, a volte ridendo. lo schifavo e giustamente l'emarginavo poiché mi dava il voltastomaco, ma lui mi aveva in simpatia (o forse era stronzo punto e basta) e prendeva a seguirmi. lo spintonavo, a volte lo picchiavo forte in faccia, o almeno nella porzione non coperta dal moccio, e lui più veniva percosso e offeso, più si affezionava. ecco, io penso a montaldo: più le sue porcate sono raccapriccianti, più continua a girarne. 40 o 50 anni fa, quando le sue cose non valevano nulla se paragonate con quel che usciva all'epoca (che sotterrava i filmini di montaldo. li sotterrava) ma comunque erano guardabili, produceva di rado. da un po' di lustri a questa parte, che ha il cervello in pappa, si piscia addosso ed ha il cazzo che puzza di morto, per sentirsi ancora vivo sta dietro la macchina da presa. a buffo, certo, ma ciò nonostante non mi sento di sparargli in fronte perché comprendo il suo stato d'animo: si sveglia ringraziando dio di un altro giorno sulla terra, lui che potrebbe non svegliarsi più da un momento all'altro, dato che è vecchio, non ha nulla da dire e soprattutto a nessuno frega un cazzo di starlo ad ascoltare.
la seconda parte, quella relativa all'intreccio amoroso, o presunto tale, tra la moglie dell'industriale, la cagna carolina crescentini, l'amante scalzacani rumeno di coverboy (giusto il garagista può far di lavoro) e pierfrancesco favino fa sbadigliare perché la gestione della suspance è risibile, non appassiona per nulla, ed i dialoghi non solo sono banali, ma sono proprio fuori dal mondo: sono da fiction. mi viene in mente michael douglas: in filmetti come la guerra dei roses o delitto perfetto ogni cosa è al suo posto, i film scorrono via lisci, non annoiano e soprattutto ti tengon sempre lì; son sì stronzatine da cassetta, ma sul tema riescono a non farti desiderare d'essere altrove. poi, tra una stronzata e l'altra, gordon gekko ha piazzato cose come attrazione fatale, che consiglieresti a molti perché ben fatto. ecco, la seconda parte di questo film riesce ad essere tutto quello che non sono quei film (alti o bassi che siano, autoriali o meno) perché qui il regista si crogiola addosso e sembra ripetersi con tono cattedratico: "io insegno, perché io valgo", ma è una frase del cazzo e suscita la comicità involontaria, poiché questo non è un prodotto di de palma o, per dire, non si serve di grandi attori maudit come vincent gallo. voglio dire: qui a fare da spalla c'è quella cagna di carolina crescentini, una che magari è pure un pezzo di pane, vuole bene ai genitori e ricicla tutto, però al cinema sta bene solo nei cinepanettoni a strizzare l'occhio alle cazzate che dice il muccino minore o un suo simile (vaporidis, etc), ma risulta come un cazzotto in un occhio in un film con delle pretese. dunque, se proprio giuliano montaldo non ha un cazzo di nulla di meglio da fare che darsi arie, dovrebbe ingaggiare attori e non cagne utili al massimo come contenitori di seme per sfornare generatori di merda
sulla prima parte. il tema, come detto, è bolso ma perlomeno attuale, però montaldo non è in grado di farti empatizzare con il protagonista, non ti fa stringere i pugni dicendo in sala: "dai, lotta!, trova i finanziamenti e faccela!" come in quei grandi film americani di cassetta sul tema: ancora si ricorda con piacere tutta quella serie di pellicole sulle crisi economiche. gli americani che sudando creavano automobili ma venivano soppiantati dall'efficienza giapponese (qui invece sono i cinesi, più a buon mercato), e così dopo varie peripezie si mettevano a produrre lo stesso numero di automobili di uno stabilimento di tokyo, nello stesso lasso di tempo, per (tentare di) tener testa ai nihongini. alla fine del film vedevi gli operai sudati e ansimanti accanto alle auto appena messe in fila, ed anche se la cosa non aveva senso, tu facevi il tifo per loro pur ridendo e pensando: "cosa CAZZO sudi che l'hai costruita ore fa e stavi solo attendendo il quality_check per tornare a casa e stravaccarti sul divano?", ma loro avevano il fiatone e grazie a questa stronzatina empatizzavi. facevi il tifo per loro perché sembravano umani, esseri viventi. ancora. durante l'ispezione, ci si accorgeva che a questa mancavano gli stop, a quella mancava completamente il vetro, ma gli operai battevano i pugni sul cofano e dicevano: "abbiamo lottato duro, cazzo! è già qualcosa, no!?! abbiamo lavorato notte e giorno! viva l'america!!" e tu applaudivi in estasi perché ti avevano già conquistato al primo pugnetto sul cofano. quelle persone erano imperfette, a volte stupide, ma VERE: quello era cinema.
questa roba è un vetrino asettico durante le analisi. e giuliano montaldo mi ricorda giuliano delle elementari, un bambino handicappato che leccava le sue caccole via dal naso.
ah. ci sarebbe tutto quel discorso su giuliano montaldo amichetto dei comunisti che punta il dito contro le banche (tema originale, complimenti), mentre con l'altra mano raccoglie i fondi pubblici del governo tramite il FUS per "fare cinema"... che poi non esce al cinema. tutto quel discorso sul sistema parassitario tenuto in piedi dai comunisti per tenere in piedi altri comunisti è bello potente, è un ovvio scacco matto, ma non mi va nemmeno di farlo e prender le cose seriamente. mi basta ridere.
l'industriale
la seconda parte, quella relativa all'intreccio amoroso, o presunto tale, tra la moglie dell'industriale, la cagna carolina crescentini, l'amante scalzacani rumeno di coverboy (giusto il garagista può far di lavoro) e pierfrancesco favino fa sbadigliare perché la gestione della suspance è risibile, non appassiona per nulla, ed i dialoghi non solo sono banali, ma sono proprio fuori dal mondo: sono da fiction. mi viene in mente michael douglas: in filmetti come la guerra dei roses o delitto perfetto ogni cosa è al suo posto, i film scorrono via lisci, non annoiano e soprattutto ti tengon sempre lì; son sì stronzatine da cassetta, ma sul tema riescono a non farti desiderare d'essere altrove. poi, tra una stronzata e l'altra, gordon gekko ha piazzato cose come attrazione fatale, che consiglieresti a molti perché ben fatto. ecco, la seconda parte di questo film riesce ad essere tutto quello che non sono quei film (alti o bassi che siano, autoriali o meno) perché qui il regista si crogiola addosso e sembra ripetersi con tono cattedratico: "io insegno, perché io valgo", ma è una frase del cazzo e suscita la comicità involontaria, poiché questo non è un prodotto di de palma o, per dire, non si serve di grandi attori maudit come vincent gallo. voglio dire: qui a fare da spalla c'è quella cagna di carolina crescentini, una che magari è pure un pezzo di pane, vuole bene ai genitori e ricicla tutto, però al cinema sta bene solo nei cinepanettoni a strizzare l'occhio alle cazzate che dice il muccino minore o un suo simile (vaporidis, etc), ma risulta come un cazzotto in un occhio in un film con delle pretese. dunque, se proprio giuliano montaldo non ha un cazzo di nulla di meglio da fare che darsi arie, dovrebbe ingaggiare attori e non cagne utili al massimo come contenitori di seme per sfornare generatori di merda
sulla prima parte. il tema, come detto, è bolso ma perlomeno attuale, però montaldo non è in grado di farti empatizzare con il protagonista, non ti fa stringere i pugni dicendo in sala: "dai, lotta!, trova i finanziamenti e faccela!" come in quei grandi film americani di cassetta sul tema: ancora si ricorda con piacere tutta quella serie di pellicole sulle crisi economiche. gli americani che sudando creavano automobili ma venivano soppiantati dall'efficienza giapponese (qui invece sono i cinesi, più a buon mercato), e così dopo varie peripezie si mettevano a produrre lo stesso numero di automobili di uno stabilimento di tokyo, nello stesso lasso di tempo, per (tentare di) tener testa ai nihongini. alla fine del film vedevi gli operai sudati e ansimanti accanto alle auto appena messe in fila, ed anche se la cosa non aveva senso, tu facevi il tifo per loro pur ridendo e pensando: "cosa CAZZO sudi che l'hai costruita ore fa e stavi solo attendendo il quality_check per tornare a casa e stravaccarti sul divano?", ma loro avevano il fiatone e grazie a questa stronzatina empatizzavi. facevi il tifo per loro perché sembravano umani, esseri viventi. ancora. durante l'ispezione, ci si accorgeva che a questa mancavano gli stop, a quella mancava completamente il vetro, ma gli operai battevano i pugni sul cofano e dicevano: "abbiamo lottato duro, cazzo! è già qualcosa, no!?! abbiamo lavorato notte e giorno! viva l'america!!" e tu applaudivi in estasi perché ti avevano già conquistato al primo pugnetto sul cofano. quelle persone erano imperfette, a volte stupide, ma VERE: quello era cinema.
questa roba è un vetrino asettico durante le analisi. e giuliano montaldo mi ricorda giuliano delle elementari, un bambino handicappato che leccava le sue caccole via dal naso.
ah. ci sarebbe tutto quel discorso su giuliano montaldo amichetto dei comunisti che punta il dito contro le banche (tema originale, complimenti), mentre con l'altra mano raccoglie i fondi pubblici del governo tramite il FUS per "fare cinema"... che poi non esce al cinema. tutto quel discorso sul sistema parassitario tenuto in piedi dai comunisti per tenere in piedi altri comunisti è bello potente, è un ovvio scacco matto, ma non mi va nemmeno di farlo e prender le cose seriamente. mi basta ridere.
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giovedì, novembre 01, 2012
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sabato 13 ottobre 2012
diaz - non pulire questo sangue
mi son tornati in mente i film propagandistici sotto il nazi-fascismo e mi è venuta voglia di entrare nelle forze dell'ordine per farne sparire quanti più possibile.
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sabato, ottobre 13, 2012
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mercoledì 28 marzo 2012
e' nata una star?
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domenica 18 marzo 2012
il gioiellino
e' un peccato che andrea molaioli dopo il discreto debutto la ragazza del lago abbia prestato il suo nome ad un film sul crac della parmalat che manca totalmente di palle. a parte il fatto che sul suddetto crac sappiamo tutto quanto, compreso l'esito, dunque per lo piu' una storia del genere se va bene puo' far sbadigliare, ma poi relegare a "scorreggine" gli unici motivi di interesse finisce col far addormentare, quando invece quelle "scorreggine" sono le adorate "pacche" sulle spalle degli spettatori assopiti, unico e solo sostegno nel mare di noia di questa cronaca. le "scorreggine", i motivi di interesse, sono questi: la segretaria che si tromberebbe anche un estintore pur di passare il tempo, il figlio di tanzi che non sa nemmeno allacciarsi le scarpe e ciarla sui giocatori del parma, tanzi che sembra un malato di alzheimer e quando gli commissariano la parmalat non capisce nulla e crede di restare al comando (...), la colf cinegra che trafelata sotterra le gioie, etc. i motivi ilari dietro questa vicenda andavano maggiormente sviluppati, perche' tanzi e' una persona malvagia e tutta l'italia spera che muoia soffrendo, dunque si poteva e doveva andare incontro lo spettatore (sia per non farlo addormentare, sia per rendere il film migliore). e invece andrea molaioli, per darsi un tono e fare lo snob (per altro cacasotto: manco usa il nome 'tanzi', li chiama 'rastelli', asd), queste cose non le ha sviluppate. ecco cosa accade a stare troppo tempo dietro nanni moretti.naturalmente in un film del genere non poteva mancare toni servillo nell'ennesima (ma originalissima) prova da attore annoiato e completamente scazzato che ogni tanto borbotta e dice parolacce (li' e' quando la recitazione e' profonda e c'e' pathos).
poscritto "attoriale":
curioso notare quanto sia in parte sara felberbaum nel ruolo della zoccola raccomandata. quando si dice "coincidenze", eh?
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domenica, marzo 18, 2012
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